AIRMOB, a scuola di Mobilità Aerea Innovativa

AIRMOB, a scuola di Mobilità Aerea Innovativa

AIRMOB, progetto europeo coordinato da Deep Blue, forma i professionisti della Mobilità Aerea Innovativa, una nuova frontiera della mobilità che punta su eVTOL e droni per muovere merci e persone nei cieli, decongestionando le strade.

 

Rendere le città più sostenibili significa anche ripensare il modo in cui ci muoviamo. In Europa si parla di Innovative Air Mobility (IAM) o Mobilità Aerea Innovativa, una nuova frontiera della mobilità che punta su droni e velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticale (eVTOL) per spostare merci e persone. L’idea è quella di traslocare nel cielo una parte del traffico urbano e suburbano – quello su tratte brevi – contribuendo così a ridurre la congestione stradale e l’impatto ambientale grazie all’impiego di mezzi elettrici. Più facile a dirsi che a farsi. L’IAM, in effetti, è un ecosistema complesso.

Gli elementi in gioco sono tanti e diversi. Innanzitutto, bisogna considerare l’apparato tecnologico da mettere in piedi. “Questo comprende tutto ciò che riguarda il velivolo, quindi i sistemi di navigazione e controllo del volo strettamente legati ai temi della sicurezza e regolamentazione – dice Aurora De Bortoli Vizioli, consulente senior in Deep Blue – accanto agli aspetti tecnologici specifici del settore, poi, c’è il tema dell’integrazione urbana. Per esempio: se questi velivoli volano in città, da dove partono, dove atterrano? Quali infrastrutture servono e come si inseriscono nel contesto urbano esistente?”. Rispondere a queste domande richiede una riflessione complessa su urbanistica, pianificazione, costruzioni e un lavoro di coordinamento con le amministrazioni locali. “Le municipalità che vogliono introdurre questi servizi di IAM devono essere coinvolte fin da subito, insieme agli altri livelli istituzionali, per costruire una rete di supporto che permetta implementazione e sviluppo del settore. Serve, in altre parole, una collaborazione tra tutti gli attori istituzionali e regolatori”, aggiunge De Bortoli Vizioli.

Altro aspetto fondamentale è quello logistico ed economico: esiste un business case sostenibile? Una volta realizzata tutta l’infrastruttura, ci sono operatori pronti a investire e sviluppare servizi di logistica attraverso questi nuovi mezzi? “Infine – ricorda De Bortoli Vizioli – non possiamo dimenticare l’impatto sulla società: dobbiamo studiare come verrà percepito questo nuovo sistema di trasporto, quali saranno gli impatti ambientali e come gestirli. Ciò rappresenta una sfida multidimensionale che richiede competenze tecniche, capacità di pianificazione, dialogo con le comunità locali e un approccio integrato alla sostenibilità”.

 

Formare competenze per la Mobilità Aerea Innovativa: ci pensa AIRMOB

Ok, l’IAM vuole trasformare il modo in cui merci e persone si muovono nelle città, con impatti a cascata su tecnologia, infrastrutture, lavoro, ambiente e società. Ma è lecito chiedersi: abbiamo le figure professionali adatte per supportare questo sviluppo? E se la risposta è no, come formarle? Ci pensa AIRMOB, progetto europeo che riunisce attori chiave a livello nazionale e internazionale — enti di istruzione e formazione professionale (VET e Higher VET), università, imprese, autorità pubbliche, enti regolatori e fornitori di tecnologia — per costruire un’offerta formativa di eccellenza in ambito IAM, allineata con i bisogni reali del settore e in grado di favorire una crescita condivisa e sostenibile. “AIRMOB è un progetto cruciale poiché offre un’opportunità strategica per consolidare lo sviluppo dell’IAM in Italia e in Europa – dice De Bortoli Vizioli, project manager del progetto – come leader di progetto, Deep Blue favorirà la sinergia tra industria, accademia e policy maker sia a livello nazionale sia transnazionale, al fine di assicurare sostenibilità e opportunità di crescita per il futuro del settore, supportata da partner come EuroUSC Italia (oggi nel gruppo Unifly), tra le realtà più solide in ambito consulenza e formazione nel settore dei droni”.

 

Una costellazione di professionisti per la Mobilità Aerea Innovativa

Data la natura diversificata e interdisciplinare della IAM, serve un ampio spettro di conoscenze e competenze che spaziano dalla pianificazione dei trasporti all’ingegneria, dalla tecnologia alla sostenibilità, fino alle politiche pubbliche e al design dell’esperienza utente. “Pensiamo a tutti coloro che lavoreranno dietro le quinte, nell’implementazione tecnologica: esperti di volo, ingegneri, tecnici specializzati nei sistemi di controllo e sicurezza – chiarisce De Bortoli Vizioli – poi ci sono le figure operative: piloti, operatori nei vertiporti, gestori del traffico aereo urbano, ruoli simili a quelli del trasporto aereo tradizionale”.

Ma non finisce qui. Esiste anche tutto un ecosistema di servizi che si svilupperà attorno a questi nuovi mezzi. Oltre al trasporto merci, i droni potranno infatti essere usati per operazioni di soccorso, protezione civile, monitoraggi ambientali, ispezioni di infrastrutture, raccolta dati: in questi casi, il “carico” non è un pacco, ma sensori, videocamere termiche o strumenti di rilevamento. Serviranno quindi operatori specializzati in queste applicazioni.

“Ci sono poi competenze trasversali ma cruciali, come quelle legate alla relazione con le municipalità, alla pianificazione urbana, alla progettazione delle infrastrutture, ma anche alla comunicazione e al coinvolgimento del pubblico – ricorda De Bortoli Vizioli – questa tecnologia, lo ricordiamo, non può essere imposta alla società: deve essere pensata insieme alla società, coinvolgendo tutti gli attori, dalle autorità pubbliche agli enti locali, fino ai cittadini”.

Molte di queste figure professionali ancora non esistono e vanno formate, oppure hanno bisogno di essere aggiornate. “In alcuni casi bisognerà partire da zero, in altri serviranno percorsi di reskilling o upskilling, cioè aggiornamenti e riqualificazioni per chi già lavora in settori affini ma necessita di nuove competenze per affrontare i cambiamenti”, spiega De Bortoli Vizioli. Per questo AIRMOB si propone di costruire percorsi di formazione e collaborazione, a livello europeo, che preparino davvero il terreno per una mobilità aerea sostenibile, utile e condivisa. Si tratta di un mix di formazione accademica, professionale specializzata, esperienza pratica e apprendimento continuo, per restare al passo con l’evoluzione del settore.

 

AIRMOB e i CoVE

AIRMOB non è un’iniziativa a sé stante, ma rientra in una serie di “iniziative” chiamate CoVE o Centre of Vocational Excellence, centri di eccellenza professionale pensati dall’Unione Europea. “L’idea alla base dei CoVE – spiega De Bortoli Vizioli – è proprio quella di andare a colmare dei gap in termini di skill e quindi formare la forza lavoro per supportare lo sviluppo di nuovi settori emergenti, principalmente relativi alla tecnologia”. Nello specifico del settore della mobilità innovativa, AIRMOB prevede cinque CoVE: italiano, portoghese, turco, spagnolo e irlandese. Ognuno lavorerà in modo indipendente e svilupperà percorsi educativi tarati sulla vocazione e le specificità locali. “Bisogna pensare ai CoVE anche come centri regionali, legati ai piani di sviluppo del territorio, alle capacità e alle realtà già esistenti. In Italia il CoVE di AIRMOB nascerà in Puglia, una regione che sta puntando sull’aerospazio anche grazie alla presenza di realtà come il Distretto Tecnologico Aerospaziale, Unisalento, che è un’università a indirizzo tecnologico, l’ITS Mobilità Sostenibile Aerospazio, che sono tutti partner associati del progetto”, aggiunge De Bortoli Vizioli.

 

Oltre il progetto, la piattaforma AIRMOB

Il progetto, della durata di 4 anni, partirà con un lavoro di raccolta dati in ciascun CoVE: sono in programma interviste, una “mappatura” degli stakeholder per capire qual è lo stato del settore in ogni regione – cosa c’è, cosa manca e come colmare i gap – un confronto con le industrie per capire quali sono i loro bisogni e cosa pensano degli sviluppi futuri del settore. A questo lavoro preliminare seguirà una fase di analisi dati più approfondita, con la raccolta di ulteriori feedback da parte di tutti gli attori coinvolti. “Sono previsti anche degli engagement event, iniziative di dissemination in cui sarà presentata anche la strategia dei singoli CoVE”, precisa De Bortoli Vizioli.

Deep Blue, in quanto coordinatore di progetto, non solo dovrà tenere le fila di tutte le azioni, ma avrà anche un ruolo più tecnico. “A monte delle attività dei singoli CoVE c’è una strategia globale unitaria, quindi dobbiamo controllare e intervenire affinché tutti i centri siano allineati negli obiettivi, costruendo una ‘comunità di pratica’ con associate una serie di azioni che non si esauriscano a fine progetto”, aggiunge De Bortoli Vizioli.

Tra queste azioni c’è lo sviluppo di una piattaforma interattiva, la AIRMOB Platform, che prevederà tre diversi “spazi”: quello sulla carriera dedicato a offerte di lavoro, tirocini e opportunità professionali; quello sulla formazione rivolto a studenti, formatori e lavoratori in aggiornamento; quello della comunità di pratica per fare rete con i partner industriali e altri stakeholder. “La piattaforma è sia un posto dove trovare materiale sia un luogo di ‘incontro’ per condividere notizie e idee e stabilire sinergie, collaborazioni. Un modello simile è stato adottato anche nel progetto Shore Winner, di cui Deep Blue è partner, con l’obiettivo comune di formare i professionisti del futuro in ambito energetico”, conclude De Bortoli Vizioli.

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