Come prepararci all’arrivo delle auto autonome

Waymo mette in circolazione i robotaxi, taxi autonomi e senza conducente che fra poche settimane vedremo sulle strade dell’Arizona. Ma le città sono pronte ad accogliere le automobili a guida autonoma?

 

Chiamate un taxi, salite a bordo e arrivate a destinazione. Qual è la notizia? Non c’è l’autista.
Quello su cui siete saliti non è un semplice taxi, ma un robotaxi senza conducente sviluppato da Waymo, l’azienda della Silicon Valley nata nel 2009 all’interno di Google come progetto di sviluppo di automobili a guida autonoma e diventata indipendente nel 2016.
Dopo 10 anni di lavoro di ricerca e sviluppo e oltre 10 milioni di miglia percorse su strada, i robotaxi di Waymo sono pronti a entrare in funzione a Phoenix, in Arizona. Ne parla, ad esempio, Wired, che accoglie la notizia interrogandosi sull’introduzione dei veicoli autonomi già nel titolo dell’articolo, «Perché siamo ancora così impreparati?».

Early Rider Moments: “Doing What It’s Supposed To” di Waimo

Lo commentiamo insieme a Linda Napoletano, esperta di Human Factors e automazione.
Il primo interrogativo di Wired riguarda un tema che abbiamo già affrontato nel nostro blog: dire driverless è ben diverso dal dire humanless.

«È fuorviante pensare che l’automazione sostituisca l’uomo. Assistiamo piuttosto a un’integrazione tra forza lavoro umana e macchine autonome. Lo vediamo, ad esempio, con l’introduzione della robotica nell’industria o nel settore medico-chirurgico. I sistemi automatizzati sono in grado di sostituire l’uomo nelle operazioni più semplici e ripetitive, ma non nel prendere decisioni o nel problem solving, operazioni in cui l’essere umano continua ad essere insostituibile. Anche nell’aviazione, che da anni ha iniziato ad automatizzare il pilotaggio e il controllo del traffico aereo, piloti e controllori di volo non sono stati sostituiti ma affiancati da tecnologie in grado di svolgere autonomamente alcuni compiti, alleggerendo il loro lavoro. Ma, soprattutto in situazioni di pericolo, l’essere umano è chiamato a prendere il controllo e fare le scelte giuste. Così sta avvenendo anche nel settore dei trasporti e nello specifico in quello automobilistico: le automobili a guida autonoma, in particolari situazioni, torneranno ad essere controllate dall’uomo».

Ma allora, se l’intervento umano continuerà ad essere indispensabile, cosa intendono fare Waymo e le altre case automobilistiche con i veicoli driverless? Sulle pagine di Wired si legge che la soluzione potrebbe essere quella del controllo remoto: invece di essere seduti nell’auto, i teleoperatori staranno in una sala controllo, e invece di guidare una sola auto, ne controlleranno a decine, forse a centinaia, per intervenire quando necessario.

«Quella del controllo remoto potrebbe essere una soluzione anche per il controllo del traffico su strada», conferma Napoletano. «L’idea è quella su cui si basa il traffico aereo: uno spazio diviso in settori, ognuno di competenza di un controllore. E non solo. La stessa linea di sviluppo si sta delineando anche per il traffico di droni: un pilota a terra che da remoto, invece di controllare un solo drone, controllerà una flotta. Ma per questo servirà ancora qualche anno».

Trasferire su strada un sistema ampiamente rodato per il traffico aereo, però, non è affatto semplice. Questo perché gli aerei si muovono in un sistema più strutturato rispetto a quello in cui si muovono le automobili: non basta quindi dotare le auto di un’intelligenza propria se poi vengono inserite in città con infrastrutture non adeguate alla guida autonoma. È necessario, invece, sviluppare in parallelo le automobili autonome e le infrastrutture, e rivedere l’intero concetto di trasporto urbano.

«Le automobili senza pilota possono rappresentare un’enorme opportunità per tutto il sistema della mobilità cittadina, l’occasione per disegnare un nuovo modello di città. La chiave di tutto questo potrebbe essere la sharing economy. Nel corso del progetto europeo Mobility4EU, in chiusura a dicembre 2018, abbiamo pensato a città disegnate intorno ai cittadini: come ridurre il numero di auto a favore di mezzi pubblici anch’essi autonomi? Come eliminare i mezzi inquinanti e produrre veicoli a zero emissioni? Come favorire la mobilità dei soggetti più vulnerabili ed incentivare lo sviluppo di aree verdi? Come incentivare il redesign dei veicoli per creare forme di trasporto ibride in cui gli stessi mezzi, ad esempio, di giorno trasportano passeggeri e di notte merci?» prosegue Napoletano. «Ci sono poi i grandi temi dell’interoperabilità e dell’armonizzazione dei modi e dei mezzi di trasporto tra gli Stati membri (dell’Unione europea, n.d.r.), per integrare i trasporti multimodali alle frontiere, e quello dello sviluppo di servizi per la mobilità sostenibile incentrati sul trasporto pubblico e non più privato. Il salto di qualità sarebbe quello di capovolgere la prospettiva e cominciare a pensare in termini di flusso di passeggeri e non più di veicoli, il cui numero dovrà essere ridotto.
Crediamo che queste linee di ricerca debbano guidare lo sviluppo della mobilità nel prossimo periodo. Città disegnate con questi principi sono città che si predispongono anche all’introduzione di veicoli autonomi».

Vision for 2030 map del progetto Mobility4EU

Un’altra questione aperta da Ashley Nunes su Wired riguarda la classificazione dei teleoperatori che controlleranno i robotaxi da remoto. Sono considerabili a tutti gli effetti lavoratori dei trasporti? Se sì, dovranno godere delle pause dal lavoro e dei tempi di riposo garantiti a tutti i lavoratori dei trasporti: questo garantirebbe maggiore sicurezza nelle strade, ma diminuirebbe i margini di profitto per le aziende.

«La questione è più complessa di come viene posta su Wired. L’esperienza che abbiamo acquisito con i controllori di volo ci dice che le forme di stress e stanchezza cambiano a seconda delle situazioni: quando si passa da task esecutivi a task di decision making e problem solving, sviluppiamo forme di stress e fatica che solo in parte sono recuperabili con turnazioni dell’orario di lavoro. Nei controllori di volo queste forme di stress possono sfociare in veri e propri stati di ansia e di panico, soprattutto in situazioni di elevato traffico, dunque di grande complessità e responsabilità. Questo problema va risolto a monte, con un training specifico e incoraggiando una forte cultura della safety. Future Sky Safety, ad esempio, è un programma di ricerca europeo, a cui partecipano 33 partners tra industria, università e ricerca, che sviluppa nuovi strumenti e approcci per la sicurezza nel trasporto aereo. All’interno di questo programma abbiamo da poco lanciato il sito Safeorg.eu, che contiene degli strumenti a supporto delle organizzazioni che operano in ambito “aviation safety”.
Nel progetto europeo STRESS, invece, abbiamo collaborato con il gruppo di ricerca BrainSigns della Sapienza per misurare il carico di lavoro mentale dei controllori di volo tramite indicatori neurofisiologici. In queste analisi abbiamo utilizzato interfacce e tecnologie automatizzate per supportare tempestivamente i controllori di volo in determinate fasi critiche, alleggerendo il loro carico di lavoro. Un ottimo esempio di integrazione uomo-macchina».


Stress, workload and attention indexes validation activity del progetto STRESS

Wired pone un ultimo, importante interrogativo: quale indirizzo darà la politica a questa transizione verso le auto autonome, che le porterà progressivamente sulle nostre strade? Per Wired, i veicoli autonomi porteranno notevoli benefici per la collettività; ma ciò avverrà solo se la sicurezza e i bisogni dei cittadini procederanno di pari passo con la richiesta di profitto da parte dei produttori di automobili e tecnologie autonome. Per garantire questo, l’impronta che la politica darà formulando leggi adeguate risulterà decisiva.

«Non c’è dubbio» conclude Napoletano. «La transizione verso le automobili autonome dovrà essere guidata da leggi appropriate, basate sui bisogni degli utenti finali. E dovrà inoltre avere al centro le questioni della sostenibilità ambientale e della sicurezza. Ecco perché Mobility4EU ha aperto il Forum Europeo sui Trasporti e la Mobilità, uno spazio di discussione che mette insieme i più importanti stakeholder dei trasporti di merci e passeggeri, oltre a quelli dell’industria dei trasporti, per dar voce agli utenti ed identificare bisogni e linee guida per la mobilità del futuro».

Giorgio Sestili
giorgio.sestili@dblue.it

Communication Specialist and Consultant