Disastro aereo in Etiopia: tra automazione e fattori umani

Non ci sono ancora certezze sulle cause dell’incidente aereo avvenuto nella mattina di Domenica 10 Marzo in Etiopia, quando un Boeing 737 Max della Ethiopian Airlines con 157 passeggeri a bordo si è schiantato a terra subito dopo il decollo dall’aeroporto di Addis Abeba. Per adesso gli unici dati a disposizione sono quelli riguardanti l’altitudine, la velocità rispetto al suolo, e la velocità verticale dell’aereo dal decollo fino a un paio di minuti prima dello schianto, riportati dal portale Flightradar24. Proprio i dati relativi alla velocità verticale sembrano presentare delle anomalie, con una velocità fortemente instabile nei primissimi minuti dopo il decollo.

Ethiopian Airlines ET302 (10 March 2019): altitude, ground speed, vertical speed

Ethiopian Airlines ET302 (10 March 2019): altitude, ground speed, vertical speed. Courtesy: FlightRadar24

Appena 5 mesi fa, il 29 ottobre scorso, un incidente aveva coinvolto un altro Boeing 737 Max: decollato da Jakarta, in Indonesia, precipitò in mare tredici minuti dopo. Le indagini non sono ancora concluse, ma i rapporti preliminari delle autorità indonesiane descrivono l’accaduto come una lunga lotta tra il pilota e uno dei sistemi di sicurezza automatici di bordo, installato per evitare stalli dell’aereo, soprattutto nelle fasi di decollo e atterraggio. Nel rapporto si legge che per 26 volte in 10 minuti il sistema ha autonomamente diretto la rotta dell’aereo verso il basso, costringendo il comandante a riportare su l’aereo manualmente. Questa ricostruzione evidenzierebbe un conflitto tra il pilota e i sistemi automatizzati di bordo.

“È presto per dire se l’incidente in Etiopia sia riconducibile a cause simili a quello indonesiano. Ma entrambi gli incidenti ci interrogano sul rapporto tra automazione e prestazione umana, un tema più volte sollevato dopo altri disastri aerei e ferroviari, o dopo l’incidente che in Arizona ha coinvolto un’auto a guida autonoma” afferma Carlo Valbonesi, esperto di Sicurezza e Fattori Umani per Deep Blue. “Aumentare i livelli di automazione di per sé non aumenta i livelli di sicurezza. Bisogna lavorare sull’integrazione tra uomo e macchina: l’automazione deve saper comunicare con l’uomo, senza agire in solitaria. E serve un adattamento reciproco.” Lo sostiene anche Sidney Dekker, noto esperto in fattori umani: “l’automazione è un gioco di squadra”.

Che serva un adattamento alle nuove tecnologie lo dimostra questo grafico diffuso da Airbus. Appena dopo l’introduzione di nuovi aerei con tecnologie innovative, infatti, il numero di incidenti aumenta per poi diminuire progressivamente.

Commercial aviation accidents from 1958 to 2014. Courtesy: Airbus/Skybrary

Commercial aviation accidents from 1958 to 2014. Courtesy: Airbus/Skybrary

“La sicurezza non è solo questione di progettazione tecnologica. La tecnologia deve essere trasparente per l’operatore umano, ma spesso richiede un addestramento specifico. Senza di questo, i due sistemi non sono in grado di comunicare con efficienza” conclude Valbonesi.

Giorgio Sestili
giorgio.sestili@dblue.it

R&D Communication Specialist and Consultant