Industria 4.0 e automazione lavoro e competenze

Lavoro e nuove competenze nell’Industria 4.0

Con l’industria 4.0 e l’automazione il lavoro umano non diminuirà, ma cambierà notevolmente. Nuove competenze saranno richieste a chi lavorerà nella fabbrica della quarta rivoluzione industriale. Le imprese manifatturiere si stanno già attrezzando, con programmi di formazione specifici dedicati ai propri dipendenti.

 

Nuove tecnologie e nuovi modelli di business stanno rivoluzionando il futuro di molte industrie. La digitalizzazione sta generando una quantità crescente di dati, la miniaturizzazione sta incorporando l’intelligenza negli oggetti della vita quotidiana, il Deep Learning alimenta la nuova Intelligenza Artificiale. Siamo nella quarta rivoluzione industriale che ci sta portando verso la cosiddetta Industria 4.0, un mercato stimato in Italia intorno ai 2,4 miliardi di euro e cresciuto del 30% in un solo anno. Secondo una ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano, a trainare questo mercato è il settore tecnologico dell’Internet of Things (IoT), il cui valore è stimato intorno agli 1,4 miliardi di euro.

Come cambierà il lavoro nella nuova Industria 4.0? Quali mansioni saranno svolte autonomamente dalle macchine e quali rimarranno nelle mani dell’uomo? Quali nuovi posti di lavoro e quali nuove competenze saranno necessarie per lavorare nell’Industria 4.0?

Industria 4.0 e nuovi posti di lavoro: il saldo è positivo

Humans Wanted: Robot Need You è il report prodotto da Manpower Group sul filone Skills Revolution 4.0: come cambiano il lavoro e le competenze richieste nell’era della quarta rivoluzione industriale.

Per la ricerca sono stati intervistati, nel 2018, oltre 19.000 datori di lavoro di sei settori diversi dell’industria in 44 paesi. è stato chiesto loro di esprimersi sull’impatto che l’automazione avrà nei prossimi anni nella loro azienda, come influirà sui ruoli esistenti, quali funzioni saranno richieste e quali invece soppresse, e sulla strategia adottata per attrarre i migliori talenti.

Dal rapporto emerge un dato lampante: con l’automazione non diminuiranno i posti di lavoro. I datori di lavoro che prevedono di mantenere o aumentare i propri impiegati sono passati dall’83% al 87% in tre anni, mentre diminuiscono quelli che prevedono una riduzione dei propri dipendenti, dal 12% al 9%.

Sono proprio le aziende che più stanno automatizzando a creare maggiori posti di lavoro. Il 24% di queste prevede, infatti, di assumere nuovo personale nei prossimi due anni, mentre sono appena la metà (12%) quelle che prevedono una riduzione dell’organico. Poche le indecise: appena il 3%.

Nell’Industria 4.0 i talenti si fanno in casa

Aumenta il grado di complessità della tecnologia e di conseguenza aumentano le competenze richieste per governarla. La caccia a nuovi e giovani talenti è appena cominciata e qui emerge il dato più interessante: a formare nuovi talenti non sono più le università, ma sempre più spesso le aziende.

La spiegazione sta in una necessità oggettiva: i talenti scarseggiano, e le nuove competenze richieste appaiono molto più velocemente di quanto ci mettano le vecchie a scomparire. I sistemi di istruzione, anche quelli più elevati, non sempre riescono a stare al passo coi tempi e a garantire alle aziende una forza-lavoro altamente qualificata e pronta per l’uso. Per questo sempre più aziende pianificano di formare i talenti al proprio interno, e si prevede che entro il 2020 lo farà circa l’84%, con programmi di formazione e aggiornamento dedicati.

Nell’Industria 4.0 a fare la differenza saranno le competenze trasversali

Se è vero che con l’automazione il lavoro aumenterà, è però altrettanto vero che esso sta cambiando. Le aziende che stanno investendo nella trasformazione digitale sono alla ricerca di nuovi profili da inserire nel proprio organico. In particolare, cresce la domanda nel settore IT, con il 16% delle aziende che prevedono di assumere nel campo dell’Information Technology. Ma c’è una discrepanza tra domanda e offerta: negli Stati Uniti, l’86% delle offerte di lavoro nel settore IT richiede una bachelor’s degree (l’equivalente della laurea triennale) ma soltanto il 43% dei candidati la possiede. Lo stesso avviene per il 92% delle offerte di lavoro per sviluppatori Java, a cui viene richiesta una master degree (laurea magistrale): solo il 48% la possiede. E il fenomeno non si limita soltanto agli Stati Uniti, ma riguarda anche i paesi europei.

Alle competenze principali richieste si affiancheranno poi sempre più le cosiddette soft skills: alle aziende non basta avere soltanto bravi sviluppatori, ingegneri o informatici. Sono sempre più richieste anche abilità di buona comunicazione, negoziazione e leadership, e capacità di gestione e adattamento. Queste competenze saranno trasversali a tutte le qualifiche principali: basti pensare che il 65% delle aziende che prevedono di assumere nel settore IT sostiene che la comunicazione è la più importante soft skill richiesta.

Un altro dato interessante riguarda il confronto tra le competenze tecniche specifiche e le soft skills trasversali. Se il 38% dei manager ritiene sia difficile formare alle competenze tecniche richieste oggi nei vari settori tecnologici, il 43% ritiene ancor più difficile insegnare le competenze trasversali, come il pensiero analitico, la comunicazione, il problem solving. Nell’immediato futuro, saranno i candidati con maggiore creatività e capacità di elaborare informazioni complesse, unite alla loro adattabilità e capacità di teamwork, ad avere maggiore possibilità di successo. I dati indicano che entro il 2030 la domanda di soft skills trasversali aumenterà in tutti i settori del 26% negli Stati Uniti e del 22% in Europa.

Industria 4.0 e nuove competenze: puntare tutto sulla formazione

Tutte le strade portano alla formazione. Entro il 2022, oltre la metà dell’attuale forza lavoro necessiterà di percorsi di formazioni individuali, per acquisire nuove competenze e migliorare quelle già possedute. La maggior parte delle aziende (35%) prevede periodi di formazioni fino a sei mesi, il 9% fino a dodici mesi e il 10% superiori a un anno.

Per affrontare la sfida delle nuove competenze e restare competitivi nel mercato globale, le aziende stanno cominciando a promuovere al proprio interno una vera e propria cultura della formazione, guidando la carriera dei propri dipendenti ed offrendo opportunità di studio e di crescita professionale. L’idea è che gli impiegati siano adeguatamente preparati alle nuove sfide e ai ruoli più alti che andranno a ricoprire in futuro, consci che i loro manager li supporteranno nel percorso di crescita e di formazione.

Lavoro e nuove competenze nell'Industria 4.0

L’Industria 4.0 in Italia

Come si stanno preparando le industrie italiane alla quarta rivoluzione industriale? Secondo l’indagine dell’Osservatorio Industria 4.0, la metà delle imprese dichiara di aver già concluso o avviato una valutazione sulle nuove competenze e una su quattro ha intenzione di farlo in futuro. La valutazione interessa tutte le funzioni e le figure aziendali, dagli operai ai manager fino ai proprietari. Dalle analisi emergono cinque competenze principali necessarie per il nuovo mercato del lavoro 4.0:

1) Applicazione della lean manufacturing, la filosofia produttiva del modello Toyota che ha ormai superato quello della produzione di massa sviluppato da Henry Ford;
2) Gestione della supply chain digitale, ovvero della catena di distribuzione di un’azienda per controllarne le prestazioni e migliorarne l’efficienza;
3) Competenze nella cyber security per mitigare i rischi dovuti all’introduzione di nuove tecnologie connesse e digitali, che espongono sempre più le aziende agli attacchi informatici;
4) Smart maintenance o Maintenance 4.0, il nuovo modo di fare manutenzione con le tecnologie digitali. Gli operatori verranno forniti di strumenti per eseguire attività di manutenzione adeguate al grado di usura effettiva dei sistemi, risparmiando tempo e risorse e quindi aumentando la produttività;
5) Human-machine interaction, ovvero lo sviluppo di interfacce tra persone e macchine che possano favorirne l’integrazione e migliore il lavoro complessivo di un’azienda.

L’Osservatorio Industria 4.0 rileva che il 30% delle aziende italiane si sente preparata per affrontare le sfide dell’Industria 4.0. Tra le rimanenti, iI 24% intende colmare il divario formando il personale e l’11% acquisendo le competenze mancanti all’esterno, ma di queste solo una minoranza si è già dotata di un piano strutturato per la formazione o la selezione delle nuove competenze.

Il Piano nazionale italiano Impresa 4.0

Il Piano nazionale Industria 4.0, oggi evoluto in Impresa 4.0, è stato varato nel 2016 per favorire il processo di innovazione delle aziende manifatturiere italiane. Il piano propone incentivi fiscali, finanziamenti per investimenti anche ad alto rischio (venture capital), un quadro normativo e amministrativo agevolato per startup e PMI, e un fondo di garanzia per le imprese con elevate difficoltà di accesso al credito. Sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) è disponibile l’elenco completo dei provvedimenti previsti dal Piano nazionale Impresa 4.0.

Il piano prevede inoltre la creazione di due nuove entità: i Digital Innovation Hub, centri territoriali supportati da Confindustria e R.ETE. Imprese Italia, per accompagnare le PMI italiane verso l’Industria 4.0; e i Competence Center, centri di formazione e ricerca promossi da alcune università italiane per rafforzare la relazione tra accademia, ricerca e industria (attualmente è online la graduatoria provvisoria dei Competence Center stilata dal MISE).

Un esempio del nostro lavoro? Il vision study per la multinazionale Tetra Pak

Nel 2017 Tetra Pak ci ha chiesto di immaginare la loro fabbrica del futuro. Abbiamo investigato i prossimi cambiamenti demografici e tecnologici e ipotizzato come sarebbe cambiato il lavoro umano. Quello che abbiamo consegnato nella mani di Tetra Pak è un vision study, che aveva l’obiettivo di indicare un percorso per sfruttare al meglio il potenziale delle nuove tecnologie quando il ruolo degli essere umani è progettato insieme ad esse. Lo studio, nella sua versione iniziale, includeva anche un’analisi delle tecnologie in via di sviluppo nel corso della quarta rivoluzione industriale e come queste potessero essere portate all’interno dell’ambiente Tetra Pak.

Questo primo studio commissionato da Tetra Pak ci ha permesso di proseguire e rinnovare il percorso intrapreso, su cui tuttora siamo al lavoro insieme.

Deep Blue a sostegno delle imprese verso l’Industria 4.0

I trend sono chiari: nell’industria 4.0 il lavoro umano continuerà ad avere un ruolo fondamentale ma cambierà profondamente la tipologia del lavoro, e quindi le competenze richieste. Intraprendere percorsi di formazione e aggiornamento professionale non sarà interesse solo delle singole persone. Al contrario, questo processo deve necessariamente coinvolgere le aziende, che in futuro avranno sempre più la necessità di formare la nuova forza-lavoro al proprio interno, parallelamente al proprio processo di innovazione verso il 4.0.

Grazie ai 15 anni di esperienza accumulata nell’ottimizzazione della performance umana (Human Performance) come parte del processo di innovazione di un’impresa, Deep Blue può supportare le aziende nel processo di innovazione verso il 4.0 e nel percorso di aggiornamento e formazione dei propri dipendenti. Il nostro approccio non guarda all’innovazione tecnologica come fatto isolato, ma pone l’accento sul contesto organizzativo nel quale questo viene calato, e quindi nell’integrazione con gli esseri umani che utilizzeranno le nuove tecnologie.

Ottimizzare la performance umana in un contesto di innovazione tecnologica per incrementare la produttività, l’efficienza e la sicurezza

I nostri percorsi verso l’innovazione partono dall’identificare i bisogni delle imprese nostre clienti. Seguendo un processo di progettazione veloce e rigoroso, forniamo scenari concreti e specifici, personalizzati per il mondo dei nostri clienti. I nostri servizi sono mossi da una continua interazione tra l’innovazione tecnologica cui l’azienda tende e l’aggiornamento delle competenze umane e dei processi organizzativi richiesti per supportarla al meglio e saperla governare, in un’ottica di miglioramento della produttività complessiva dell’azienda.

 

PRODUZIONE INTELLIGENTE

PERSONE AL LAVORO

1) Definizione di trend e scenari presenti e futuri riguardanti l’innovazione tecnologica e la trasformazione dei sistemi produttivi e il relativo impatto sulla forza lavoro;

2) Descrizione di una strategia per entrare nell’Industria 4.0: trend di mercato e fattori di business;

3) Studio dell’attuale sistema di produzione e livello tecnologico di un’azienda. Identificazione di un percorso di innovazione (ad esempio automatizzazione della linea di produzione) e le relative nuove competenze richieste;

4) Percorsi di formazione su interfacce e interazioni uomo-macchina volti ad un più elevato livello di integrazione e comprensione reciproca tra persone e sistemi automatizzati;

5) Monitoraggio dei risultati e successive azioni migliorative.

1) Definizione di trend e scenari presenti e futuri riguardanti il lavoro umano nell’Industria 4.0 e le nuove competenze richieste;

2) Workshop, interviste e focus group in azienda, sia per manager che per impiegati, per individuare i bisogni e migliorare le competenze;

3) Studio dell’attuale sistema organizzativo e dei processi di un’impresa: strategia per ridefinire ruoli, processi, nuove figure professionali a supporto del processo di innovazione;

4) Sviluppo di una roadmap per ottimizzare la performance umana verso l’Industria 4.0: percorsi di formazione personalizzati per aziende e singole figure professionali;

5) Monitoraggio dei risultati e successive azioni migliorative.

 

Deep Blue può inoltre offrire alle aziende linee guida, principi e strumenti per l’innovazione interna, basati sulle esigenze raccolte e le analisi sviluppate.

 

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Giorgio Sestili
giorgio.sestili@dblue.it

R&D Communication Specialist and Consultant