Tecnologia non sempre è sinonimo di sicurezza

Il drammatico scontro tra due treni avvenuto lo scorso 12 luglio in Puglia ha scosso tutta l’Italia e ci ha costretti a riaprire gli occhi sui gravi ritardi infrastrutturali di alcune aree del nostro Paese.
Giusto fare questo tipo di considerazioni, soprattutto se ci possono aiutare a fare scelte migliori per il futuro e a definire in modo più consapevole le priorità su dove si deve investire.
Ma con ancora poche certezze su quello che è accaduto e mentre molti organi di informazione insistono sulla fuorviante dicotomia fra causa tecnica ed errore umano (una semplificazione che alla lunga complica ancor più le cose!), vorrei dire una cosa semplice sulla tecnologia e la sicurezza. Vorrei contestare il facile adagio secondo il quale più tecnologia vuol dire sempre più sicurezza.

Esistono infatti procedure e sistemi di sicurezza commisurati ai diversi livelli di tecnologia e ai diversi tipi di performance che vuoi (o puoi) ottenere. Ecco due esempi banali.

Se vuoi tanti treni che corrono velocemente fra due stazioni, devi avere un sistema di segnalamento adeguato e le procedure appropriate per poterlo gestire.

Se invece ti accontenti di una linea lenta a binario unico, senza un sistema di segnalamento di un certo livello, devi far passare uno ed un solo treno alla volta fra due stazioni. Ad esempio devi aspettare che uno dei due treni sia entrato e si sia completamente fermato in stazione, prima di far partire l’altro che va in direzione opposta. Una procedura sicuramente lenta e macchinosa, che può infastidire sia i passeggeri (perché i ritardi non si recuperano!), sia gli operatori della linea (che vorrebbero offrire un servizio più efficiente e remunerativo), ma che tale è e non si può cambiare.

Il problema nasce quando la combinazione di procedure, sistemi tecnologici e formazione del personale non collimano più. Perché bisogna rimediare a guasti che non possono essere riparati subito, per esempio. O perché ci sono pressioni economiche che spingono a non seguire la procedura alla lettera, e magari a non interrompere il servizio se si verificano piccoli inconvenienti.
Ma non è vero che finché non si ha il sistema tecnologico più avanzato si vive in una situazione di pericolo costante. Se fosse veramente così, una linea ferroviaria rimasta immutata dagli anni Cinquanta avrebbe prodotto fino ad oggi una sequenza continua di incidenti. Sappiamo che non è stato così ed è chiaro che questo ragionamento non può funzionare.
Anzi, si può dire ancora di più. Senza un sistema di gestione adeguato, che armonizzi le procedure, i sistemi tecnologici e la formazione del personale, una tecnologia avanzata può determinare eventi ancora più catastroficidi quello, purtroppo già terribile, dei due treni pugliesi.

Luca Save

Luca Save è un esperto di Sicurezza e Fattori Umani presso la società di consulenza e ricerca Deep Blue (www.dblue.it).
Ha 16 anni di esperienza nello studio di sistemi safety critical, quali il trasporto ferroviario, l’aviazione ed il controllo del traffico aereo. Si è specializzato nello studio dell’errore umano e delle metodologie per la gestione della sicurezza.
Ha analizzato gli incidenti ferroviari di Crevalcore (7 Gennaio 2005) e Casalecchio di Reno (30 Settembre 2003), lavorando come Consulente Tecnico D’Ufficio per la Procura della Repubblica di Bologna, nell’ambito del team di consulenti guidato dal Prof. Antonio Rizzo dell’Università degli studi di Siena.

Luca Save
luca.save@dblue.it

R&D Manager Safety & Human Factors