Con la crisi climatica aumentano frequenza e intensità degli eventi naturali estremi. È fondamentale rafforzare la resilienza delle comunità, investendo in formazione, comunicazione e nella valorizzazione del patrimonio naturale e culturale. È questo l’obiettivo di RESILIAGE, progetto di cui Deep Blue è partner.
Disastri naturali sempre più intensi e frequenti
Lo scorso settembre, la tempesta Boris causata da un sistema di bassa pressione ha scatenato piogge intense e inondazioni in molti paesi europei. Le alluvioni hanno provocato decine di vittime, gravi danni a infrastrutture, abitazioni e trasporti, con perdite economiche per miliardi di euro. Secondo il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, con l’aumento delle temperature le alluvioni potrebbero aumentare ancora: entro fine secolo, ogni anno quasi mezzo milione di persone rischia di essere esposto a inondazioni fluviali e oltre 2,2 milioni a inondazioni costiere. Anche ondate di calore, siccità e incendi boschivi stanno diventando più frequenti e intensi. La siccità record del 2022, aggravata da incendi che hanno distrutto 900.000 ettari nel Sud Europa (un’area pari alla Corsica), e gli incendi del 2023, che hanno bruciato 500.000 ettari in Grecia, Italia, Spagna e Portogallo, ne sono un chiaro esempio.
IL PROGETTO RESILIAGE: L’IMPORTANZA DELLA RESILIENZA
L’Unione europea sostiene progetti di ricerca e innovazione per mitigare i rischi di eventi estremi come le alluvioni adottando soluzioni nature-based, cioè interventi che si basano su processi naturali, ecosistemi o la loro rigenerazione per affrontare problemi ambientali e climatici. Ma investe anche per aumentare la resilienza delle comunità nei confronti di questi eventi. “Da un punto di vista psicologico, la resilienza è la capacità di una persona di riprendersi da un’esperienza traumatica – spiega la psicologa Veronika Takacs, Human Factors Lead Consultant in Deep Blue – a livello comunitario, invece, è la capacità della comunità nel suo insieme, quindi come forza collettiva, di resistere e recuperare in modo efficace da traumi provocati dall’uomo o da disastri naturali”. RESILIAGE, progetto europeo triennale (2023-2026) finanziato dal Programma Horizon, vuole potenziare la capacità di risposta delle comunità agli eventi naturali estremi attraverso lo sviluppo di strumenti digitali e non.
I CASI STUDIO DI RESILIEGE: I 5 CORE LABS
I ricercatori del consorzio – 18 partner tra cui Deep Blue, coordinati dal Politecnico di Torino – hanno creato cinque Community Resilience Laboratories o CORE Labs in altrettanti paesi europei selezionandoli in base alle principali minacce naturali locali: in Turchia, nel distretto di Karşıyaka, ondate di calore e terremoti; nel geoparco Famenne-Ardenne in Belgio tempeste e alluvioni; a Creta terremoti e incendi; nel geoparco Naturtejo in Portogallo incendi e ondate di calore; a Trondheim in Norvegia frane e roghi urbani. “I CORE Labs rappresentano i casi studio del progetto: ‘laboratori’ per mappare i rischi, modellare i comportamenti e progettare strategie di resilienza con un approccio multi-stakeholder, quindi coinvolgendo autorità locali, cittadini, primi soccorritori ed esperti di patrimonio naturale e culturale”, prosegue Takacs.
IL PATRIMONIO NATURALE E CULTURALE COME STRUMENTO DI RESILIENZA
Usare il patrimonio naturale e culturale come risorsa per aumentare la resilienza di una comunità è un approccio innovativo che distingue RESILIAGE da altri progetti che si occupano della gestione del rischio. “Ogni comunità, società o paese possiede un patrimonio naturale e culturale, quest’ultimo fatto di aspetti tangibili e intangibili – sottolinea la psicologa – gli aspetti tangibili includono edifici, architetture, monumenti, tutto ciò che è visibilmente presente, insomma. Quelli intangibili comprendono invece ciò che è profondamente radicato nei comportamenti delle persone: il modo in cui interagiscono e mantengono vivi i contatti all’interno della comunità, la vicinanza dei rapporti, le festività, le abitudini culturali e gli eventi collettivi. Il progetto si concentra proprio sul valorizzare questi elementi del patrimonio come ‘motore di resilienza’ per le comunità”.
Le foreste di mangrovie, per esempio, sono un patrimonio naturale che è pure difesa contro mareggiate e possibili inondazioni, un motivo in più – oltre a quello ecosistemico e paesaggistico – per tutelarle. Le cosiddette pietre tsunami, invece, sono antiche stele in pietra erette lungo le coste del Giappone a memoria di disastri del passato che rappresentano un monito per le future generazioni: indicano il limite massimo raggiunto dalle onde provocate dagli tsunami suggerendo di non costruire case sotto tale livello.
LE SOLUZIONI DI RESILIAGE
Il consorzio sta lavorando assieme ai CORE Labs allo sviluppo di materiali pratici e formativi (soft solutions), nonché di strumenti digitali (digital tools), per aumentare la resilienza delle comunità combinando preparazione individuale, consapevolezza dei rischi, comunicazione efficace e condivisione della conoscenza. “Nello specifico, Deep Blue si sta occupando di sviluppare soft solutions come il ‘Preparedness toolkit’, cioè brochure od opuscoli da distribuire ai cittadini per prepararli alla gestione di un’emergenza: cosa fare subito e cosa dopo, quali numeri chiamare, ecc.”, spiega Takacs.
Ci sono poi campagne di sensibilizzazione sul rischio (Risk awareness campaign) per aumentare la consapevolezza dei diversi gruppi target, cittadini e autorità locali, affinché comprendano l’urgenza della situazione. “A Karşıyaka, le ondate di calore sono un problema serio che causa molte vittime – prosegue Takacs – ma non è ancora tra le priorità delle autorità locali e dei decisori e non ci sono statistiche precise sulle vittime perché tutti percepiscono le heat waves come qualcosa di normale, del tipo ‘qui fa sempre caldo, non è niente di particolare’. Ecco perché stiamo sviluppando una campagna di sensibilizzazione mirata a questi soggetti: si tratta di un documento in cui cerchiamo di far capire loro che è necessario iniziare ad affrontare seriamente il problema”.
La comunicazione del rischio è un altro elemento fondamentale nella gestione delle emergenze, lo dimostra il caso del geoparco in Belgio. “Nel 2021 si è verificata una grande alluvione a cui la comunità non era preparata – racconta l’esperta di HF – i primi soccorritori ordinarono ai cittadini di lasciare le case per non mettere in pericolo le proprie vite ma questi ignorarono l’ordine di evacuazione col risultato che alla fine i soccorritori furono costretti a intervenire per mettere in salvo le persone rifugiatesi sui tetti. Il caso specifico ha evidenziato l’importanza di comprendere i motivi che spingono le persone a non fidarsi o affidarsi alle indicazioni fornite dei soccorritori”. A riguardo, si sta lavorando a un manuale di comunicazione (Communication guidelines) per questi ultimi. “Per comunicare in modo efficace bisogna prima di tutto capire chi si ha di fronte: quali sono i bisogni, le paure, su quali aspetti fare leva. Principalmente rispetto alle categorie più vulnerabili: bambini, anziani, stranieri. Il manuale racchiude queste indicazioni e include anche una checklist di ‘accessibilità’ per controllare che la comunicazione raggiunga il target desiderato”, prosegue Takacs.
Il quarto e ultimo strumento sviluppato nell’ambito delle soft solutions di RESILIAGE è quello più strettamente legato al tema della valorizzazione del patrimonio. Si tratta di un Training package che comprende otto moduli tecnici di formazione rivolti a primi soccorritori, autorità locali e cittadini. Un modulo chiamato interactive knowledge sharing prevede un workshop in cui i membri della comunità condividono esperienze passate con eventi naturali, discutendo di cosa hanno fatto per prepararsi, gestire e riprendersi, e quali soluzioni individuali potrebbero funzionare anche per altri. L’obiettivo è favorire lo scambio di conoscenze all’interno della comunità. “Nel geoparco in Portogallo, per esempio, gli incendi boschivi sono frequenti ma i giovani non sanno come proteggere le proprietà o comportarsi correttamente; grazie al workshop, il know-how della generazione più anziana viene trasmesso a quella più giovane. Un perfetto esempio di come il patrimonio di saperi può accrescere la resilienza di una comunità”. L’obiettivo di questo pacchetto è anche rendere i cittadini meno dipendenti da autorità e primi soccorritori, che dovrebbero prima occuparsi delle persone più vulnerabili come anziani o disabili.
Per quanto riguarda gli strumenti digitali, il consorzio sta sviluppando soluzioni per preparare i cittadini, aumentare la consapevolezza dei rischi e supportare le decisioni dei primi soccorritori e delle autorità locali. Eccone alcuni: “RAISE”, una sorta di quiz che consente di valutare quanto ciascun cittadino è pronto ad affrontare una crisi (con suggerimenti su come migliorare), individuale ma con la possibilità di condividere i risultati con amici e vicini; un “Decision Support System” per aiutare soccorritori e autorità a scegliere le azioni più efficaci contro un certo evento in base ai bisogni della popolazione; una “CoreDNet”, una specie di piattaforma simile a LinkedIn o Facebook che mette a disposizione moduli di formazione, forum e spazi per la condivisione di idee e conoscenze. “Una volta sviluppati, questi strumenti saranno disponibili gratuitamente sul sito web del progetto e in tutte e cinque le lingue dei paesi dei CORE Labs, permettendo a ogni comunità di beneficiarne”, conclude Takacs.