Deep Blue ha svolto una consulenza per Aeroporti Di Roma (ADR) per ottimizzare ergonomia e usabilità dei device presenti negli abitacoli delle auto usate per ispezionare piste, aree di manovra e sosta dell’aeroporto di Fiumicino. Gli operatori hanno sperimentato le soluzioni proposte in modalità immersiva.
La sicurezza operativa negli aeroporti è garantita da operatori che quotidianamente svolgono ispezioni sulle piste, nelle aree di manovra e stazionamento degli aeromobili. Sono condotte con macchine equipaggiate con device tecnologici la cui collocazione nell’abitacolo deve essere progettata in modo da garantirne l’ergonomia e l’usabilità. Ma non sempre è così, col rischio di pregiudicare performance e sicurezza degli operatori e delle operazioni in generale. ADR – Aeroporti di Roma ha affidato a Deep Blue una consulenza con l’obiettivo di migliorare ulteriormente la safety e ottimizzare l’ergonomia dei veicoli utilizzati nelle operazioni aeroportuali di Fiumicino, assicurando la piena compatibilità con le strumentazioni tecnologiche in uso quotidiano. L’intervento ha riguardato in particolare il layout interno delle Jeep Renegade impiegate per le ispezioni su pista, nelle aree di manovra e di sosta.
La consulenza: dalla raccolta dati all’analisi e progettazione
La consulenza si è articolata in diverse fasi, la prima “sul campo” – cioè nelle auto e in aeroporto – con attività di osservazione esperta condotta con la tecnica del think aloud (pensare ad alta voce mentre si esegue un compito) e interviste semi strutturate con gli operatori. “Abbiamo affiancato gli operatori nelle ispezioni su pista, aree di manovra e stazionamento, nonché nel monitoraggio e allontanamento dei volatili, in diverse condizioni operative, per esempio durante il giorno e la notte, raccogliendo dati su frequenza e sequenza d’uso dei singoli device”, spiega Elisa Prati, consulente in Deep Blue, Interaction Designer esperta in User Experience Design. È seguita una fase di analisi dati per individuare i pattern di utilizzo dei dispositivi ed eseguire le valutazioni ergonomiche dell’attuale layout (quest’ultime effettuate attraverso la digitalizzazione dell’abitacolo in un modello 3D). “Da queste analisi abbiamo estrapolato i requisiti progettuali necessari allo sviluppo delle proposte di redesign – continua Prati – individuando alcune soluzioni di adozione quasi immediata, avendo bisogno di piccole modifiche per essere implementate, altre invece più strutturali , nel senso che richiedono modifiche più consistenti dell’abitacolo”.
Una delle soluzioni “pronte all’uso” riguarda la posizione del tablet nell’abitacolo. “Attualmente non ha una collocazione specifica – spiega Emiliano Tricarico, consulente in Deep Blue, esperto in Ergonomics & Human Factors – noi abbiamo individuato una posizione specifica che permette all’operatore di avere sempre lo schermo sott’occhio e un’interazione congrua con il compito svolto”. Il tablet rappresenta oggi uno strumento centrale nel supportare l’attività degli operatori aeroportuali, contribuendo alla digitalizzazione progressiva dei compiti operativi. “Il lavoro sul campo è sempre più supportato da dispositivi digitali – spiega Tricarico – e nei prossimi anni sono previste implementazioni che renderanno i tablet ancora più strategici, sia in termini di sicurezza sia di efficienza operativa”.

Una progettazione centrata sull’utente: mapping e mental model
In generale, la progettazione delle soluzioni ha seguito il processo progettuale dello Human Centered Design, rispettando i principi del mapping e mental model. Per mapping, nel design ergonomico, si intende disporre gli strumenti in una sequenza logica che rispecchia l’ordine delle azioni che l’utente deve compiere. Così si migliora l’efficienza dell’interazione tra utente e ambiente, permettendo di operare in modo fluido e senza confusione. Il mental model è invece la rappresentazione interna che una persona si costruisce riguardo a come funzionano le cose. Nel contesto del design, se la progettazione di sistemi, interfacce o prodotti è coerente con il modello mentale dell’utente, questi saranno più intuitivi, comprensibili e facili da usare. “La progettazione ha seguito anche un criterio di flessibilità per avere soluzioni che possano adattarsi a eventuali cambiamenti futuri di attività o dispositivi; ed è stata pensata per operatori e operatrici, cioè prendendo in considerazione tutta la gamma delle caratteristiche antropometriche rilevanti”, aggiunge Prati.
Il Digital Human Modelling
“Le soluzioni individuate sono state validate in digitale utilizzando il Digital Human Modelling, un software di validazione ergonomica, rispetto ai parametri di raggiungibilità e visibilità del device”, chiarisce Tricarico. Si tratta di una tecnologia che utilizza modelli virtuali tridimensionali di esseri umani per simulare e analizzare le loro interazioni con l’ambiente circostante, principalmente in contesti di progettazione ergonomica e ottimizzazione delle interfacce uomo-macchina. Questi modelli virtuali rappresentano persone con caratteristiche fisiche e posture diverse, permettendo di eseguire simulazioni sull’interazione di un individuo con un determinato ambiente o dispositivo.
La realtà virtuale come strumento di validazione
“Uno degli aspetti più interessanti e innovativi della consulenza è stato l’aver creato dei modelli tridimensionali delle soluzioni sviluppate che gli operatori hanno potuto provare in modalità immersiva, con visori di realtà virtuale – sottolinea Michela Terenzi, psicologa cognitiva esperta di Fattori Umani a capo dell’Area Human Factors Applied di Deep Blue – ciò permette di offrire al cliente una pre-view degli spazi ricostruiti od ottimizzati, favorendo la comprensione spaziale del layout e un maggiore coinvolgimento nell’esperienza d’uso”. Si tratta di uno step che, integrato nel processo di design, consente di eseguire test e modifiche senza dover realizzare prototipi fisici, riducendo significativamente i costi di produzione e i tempi di sviluppo. “L’integrazione della realtà virtuale nei processi di progettazione permette di migliorare l’esperienza dell’utente finale, ottimizzando funzionalità, ergonomia e facilitando scelte progettuali più consapevoli e interattive”, conclude Terenzi.