Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di Innovative Air Mobility (IAM): taxi volanti e droni cargo per spostarsi e spostare merci dentro e intorno alle città su tratte brevi o di media distanza. Una nuova forma di mobilità urbana che, sulla carta, promette più sostenibilità, vivibilità e connettività delle città (ne avevamo parlato qui). Ieri semplice suggestione, oggi prospettiva concreta grazie ai progressi tecnologici e all’interesse pubblico e privato: i prototipi funzionano, i test si moltiplicano, gli investimenti non mancano. Ma una domanda sorge sempre più urgente: la società è pronta a tutto questo? Per quanto sofisticata possa essere la tecnologia, infatti, se il mercato non è pronto, se le persone non sono convinte, se le autorità locali non sanno dove e come integrare questi nuovi mezzi, allora c’è il rischio concreto che tutta l’innovazione finisca in un vicolo cieco.
“L’adozione di una tecnologia come la mobilità aerea innovativa che impatta fortemente sullo spazio urbano, sulla vita quotidiana e sull’immaginario collettivo richiede qualcosa di più del semplice sviluppo tecnico – ribadisce Aurora De Bortoli Vizioli, consulente senior in Deep Blue con dottorato in psicologia – in questo senso, il futuro della mobilità aerea urbana dipenderà anche dalla capacità collettiva di costruire consenso e legittimazione sociale intorno alla tecnologia”. Lo sottolineano pure le strategie europee in materia come la Sustainable and Smart Mobility Strategy o la Drone Strategy 2.0: la fattibilità tecnica da sola non basta. Servono l’accettazione e il coinvolgimento da parte dei cittadini e di tutti gli attori che partecipano all’immissione della tecnologia sul mercato (stakeholder, municipalità, ecc.). Insomma, la cosiddetta public and social acceptance non è un dettaglio, è una condizione necessaria affinché la IAM non resti confinata ai prototipi e ai casi studio dei progetti ma diventi parte integrante del tessuto e dello sviluppo urbano.
Dalla tecnologia alla società: il percorso verso la mobilità aerea urbana
Sulla dimensione pubblica e sociale dei droni, la “svolta” è arrivata nel 2021 quando l’EASA (l’Agenzia europea per la sicurezza aerea) ha lanciato uno studio sull’accettazione della mobilità aerea urbana intervistando stakeholder e inviando questionari alla popolazione di diversi Paesi europei per cercare di capire davvero come la società tutta si ponesse di fronte a questa nuova idea di mobilità. “Negli ultimi dieci anni l’interesse sul tema è poi cresciuto notevolmente e la letteratura scientifica si è moltiplicata in modo esponenziale”, racconta la consulente.
Le prime indagini hanno riguardato principalmente la percezione da parte dei cittadini, ovvero la public acceptance: quali benefici si aspettano? Di cosa hanno paura? Partendo da queste domande si sono aperte diverse linee di ricerca: sulla privacy, perché anche se un drone non raccoglie dati sensibili la percezione di essere osservati può generare disagio e ostilità; sul rumore, che è un aspetto concreto e misurabile, ma anche fortemente soggettivo e può dipendere, per esempio, da dove vola il drone o da quanto si è abituati a sentirlo; sugli aspetti economici e la propensione all’uso, ovvero quanto saremmo disposti a pagare per un servizio di IAM; sullo spazio urbano, cioè capire dove dovrebbe volare un drone per ridurre al minimo i possibili impatti, decisione che interessa anche la pianificazione urbana. “Sul tema della sicurezza, anche se può sembrare paradossale, c’è stato un minor interesse, probabilmente perché tutti danno per scontato che sia ‘integrata’ nel disegno stesso della tecnologia, anche se naturalmente quello della safety resta un elemento fondamentale per ottenere fiducia e quindi accettazione”, spiega De Bortoli Vizioli.
Accanto alla dimensione pubblica, è cominciata ad emergere quella sociale, pilastro della cosiddetta societal readiness: la capacità della società di accogliere senza traumi o conflitti nuove tecnologie ad alto impatto. Questa readiness, appunto, non si misura solo intervistando i cittadini. Bisogna coinvolgere i comuni, le municipalità, le associazioni di categoria, i player industriali, i regolatori. “All’inizio public e social acceptance erano considerate equivalenti, poi si è capito che rappresentavano livelli diversi di comprensione e accettazione – aggiunge la consulente – una tecnologia può anche godere di un buon consenso pubblico, ma se la sua implementazione si scontra con vincoli normativi, mancanza di infrastrutture urbane, oppure resistenze da parte di stakeholder chiave, allora non si va da nessuna parte”.
In altre parole, per dare una chance alla mobilità aerea urbana serve una strategia integrata che unisca tecnologia, governance, partecipazione e comunicazione. E serve costruire fiducia, passo dopo passo, con attività di engagement attivo: eventi pubblici, simulazioni, dimostrazioni dal vivo, esposizioni. Far “toccare con mano” ai cittadini e agli stakeholder cosa sta arrivando è il modo migliore per ridurre l’incertezza e stimolare un’adozione consapevole.
Infrastrutture per i droni: il progetto EALU-AER
In Irlanda, nell’aeroporto di Shannon, è in corso EALU-AER, un progetto europeo di cui Deep Blue è partner che sta testando un sistema tecnologico e infrastrutturale per far volare i droni in sicurezza e in modo tracciabile. “Si tratta di un progetto a TRL (Technology Readiness Level) molto elevato finanziato con un budget importante di circa 9 milioni di euro”, spiega De Bortoli Vizioli. Queste le principali realizzazioni: un vertiporto, cioè un vero e proprio aeroporto per droni, vicino allo scalo di Shannon; un radar dedicato per monitorare lo spazio aereo e rilevare ogni tipo di velivolo inclusi i droni; una rete di antenne per garantire comunicazione e copertura continua durante il volo dei droni. “Queste infrastrutture sono cruciali per permettere operazioni Beyond Visual Line of Sight (BVLOS), ovvero voli in cui il pilota remoto non ha il drone sotto controllo visivo diretto. In questi casi, la sicurezza si basa su una catena tecnologica solida e affidabile, dove ogni posizione del drone è tracciata e monitorata in tempo reale”, spiega De Bortoli Vizioli.
I droni di EALU-AER non sono mini quadricotteri, ma velivoli simili a piccoli aerei pensati per coprire distanze più lunghe e trasportare carichi significativi. “Altro elemento distintivo del progetto è la coabitazione tra il vertiporto e l’aeroporto tradizionale, condizione che ha richiesto un lavoro importante di coordinamento con il traffico aereo esistente – prosegue De Bortoli Vizioli –l’integrazione tra infrastrutture tradizionali e innovative potrebbe rappresentare un vantaggio futuro, sia dal punto di vista del business che dell’operatività. Immaginate un passeggero che atterri con un volo internazionale e poi prenda un taxi volante per raggiungere rapidamente una località turistica o un ospedale”.
A completare l’infrastruttura fisica di EALU-AER c’è l’elemento digitale: la piattaforma U-space. Si tratta di un sistema che funge da centro di controllo e coordinamento per i voli dei droni: raccoglie dati, analizza il traffico circostante, imposta rotte, e permette agli operatori di gestire in anticipo la traiettoria dei voli. “Nel futuro, l’operatore non sarà più un ‘pilota’ nel senso classico, ma un supervisore. I voli saranno pre-programmati, le traiettorie stabilite e l’intervento umano scatterà solo in caso di anomalie. Addirittura, i droni avranno sistemi autonomi per l’atterraggio d’emergenza”, chiarisce la consulente.
L’accettazione pubblica e sociale dei droni in Irlanda
Anche se spesso si sente parlare di taxi volanti e simili come la vera rivoluzione in arrivo, la realtà è che, almeno per ora, il trasporto di persone resta una prospettiva di lungo termine. Le prime applicazioni pratiche riguardano attività che godono di maggior consenso da parte della società: trasporti medicali ed emergenze; trasporto merci e commerciale, in particolare in aree remote o difficili da raggiungere; monitoraggio delle infrastrutture (ponti, linee elettriche, ferrovie), ambientale e agricolo; attività di law enforcement.
Queste sono le priorità emerse dai sondaggi, compresi quelli condotti in EALU-AER. Tra gli obiettivi del progetto, difatti, c’è anche quello di indagare public e social acceptance dei droni e in generale della IAM, attività coordinata da Deep Blue. “Abbiamo condotto sia uno studio qualitativo, ovvero intervistato una serie di stakeholder (operatori di droni e persone legate all’industria, ma anche poliziotti, giornalisti, professori e autorità locali legate al Dublin City Council e al suo programma Smart Dublin), sia qualitativo con questionari agli irlandesi”, spiega De Bortoli Vizioli. “In generale abbiamo avuto riscontri positivi sia dagli stakeholder sia dai cittadini: sono tutti ottimisti e consapevoli dei benefici. Soprattutto, c’è un buon livello di conoscenza della tecnologia e dei potenziali servizi, come già emerso da un survey del Dublin City Council lanciato nel 2021 con le risposte di 900 cittadini”.
Riguardo agli stakeholder, tutti confidano nei droni per servizi di utilità pubblica (trasporto medicine, gestione delle emergenze) ma anche per migliorare logistica e connettività di aree urbane, rurali e remote; per monitoraggi e opportunità imprenditoriali. “Ce lo aspettavamo: l’Irlanda è un hub per lo sviluppo tecnologico, fattore che sappiamo influenzare positivamente l’accettazione – spiega De Bortoli Vizioli – inoltre, l’uso di servizi basati su droni è già realtà in alcune aree del Paese, il che aumenta la familiarità con questo tipo di operazioni e applicazioni. E le autorità irlandesi stanno collaborando attivamente con partner industriali, enti regolatori e istituzioni di ricerca per affrontare le sfide emergenti e cogliere le opportunità offerte da questo settore in rapida evoluzione”. Questo non significa che non ci siano incertezze: sulla necessità di adattare progressivamente l’attuale quadro normativo; sulla complessità della certificazione; sull’accettazione sociale quando si parla, per esempio, di trasporto passeggeri. Le preoccupazioni più rilevanti? Sicurezza, privacy, inquinamento acustico ma anche il timore di perdere posti di lavoro, disturbare la fauna selvatica, creare ingiustizia sociale tra chi potrà permettersi questi servizi e chi no.
Il quadro emerso dalle interviste ai cittadini è sostanzialmente lo stesso. Quasi tre quarti dei partecipanti riconoscono il potenziale dei droni nelle emergenze mediche o nelle operazioni di ricerca e soccorso. Anche i miglioramenti nella logistica e nelle consegne hanno ottenuto un punteggio elevato, con il 69,7% degli intervistati che ne riconosce il valore in termini di servizi di consegna più rapidi ed efficienti. Il 52,9% dei partecipanti sottolinea anche i benefici ambientali, mentre solo il 42,9% parla di miglioramento della mobilità dei passeggeri. “Solo il 5,9% dei partecipanti ha dichiarato di non credere che i droni portino alcun beneficio, c’è ottimismo riguardo alla tecnologia”, precisa De Bortoli Vizioli.
Rispetto alla possibilità di usare droni per law enforcement, quindi a supporto delle forze dell’ordine in attività come il monitoraggio delle folle o del traffico, il 63% degli intervistati ha espresso opinioni positive o molto positive, ma una quota significativa ha manifestato opinioni neutre o negative. “Un risultato che evidenzia una sensibilità rispetto alla privacy: le persone riconoscono i potenziali benefici in termini di sicurezza, ma restano diffidenti nei confronti della sorveglianza e di possibili abusi”, spiega la consulente.
La privacy resta in effetti il principale motivo di preoccupazione circa l’uso dei droni. Poi c’è il timore sicurezza, seguito dalla preoccupazione riguardo al rumore: nessuno vuole che i cieli siano inquinati da un costante “buzzing”. “Molti cittadini esprimono anche inquietudine per la scarsa trasparenza che circonda i voli dei droni: spesso non si sa chi li stia operando, con quale scopo o se la missione sia autorizzata”, aggiunge la consulente. Questa opacità alimenta il sospetto che il pilota possa essere inesperto, che il volo non rispetti le regole di sicurezza o che vengano raccolti dati in modo illecito, con conseguenti violazioni della privacy. Tutto ciò evidenzia quanto sia importante comunicare e applicare le normative in modo chiaro ed efficace, per evitare che la sfiducia si estenda anche alle operazioni con droni legittime. E difatti, una porzione robusta del campione è d’accordo con attività di engagement tipo campagne informative, dimostrazioni pubbliche, consultazioni e survey.
“Pur con le limitazioni del campione (sbilanciato per sesso, più uomini, e livello di educazione, istruzione alta), i risultati del sondaggio sono in linea con quelli del precedente condotto dal Dublin City Council e anche con quanto emerso dalle interviste agli stakeholder – conclude De Bortoli Vizioli – per mettere assieme prontezza tecnica e sociale, sarà fondamentale orientare gli sforzi futuri verso una comunicazione normativa chiara e un’applicazione trasparente delle regole; lo sviluppo di strumenti che permettano ai cittadini di ‘avere il controllo della situazione’ (capire che drone sta volando e con quale scopo); la promozione di campagne di informazione e dimostrazione; e infine l’adozione di modelli di prezzo e di accesso equi, in grado di assicurare una distribuzione dei benefici della Mobilità Aerea Integrata tra tutte le comunità”.