Empower-Citizens: cittadini in prima linea nella gestione delle emergenze

Empower-Citizens: cittadini in prima linea nella gestione delle emergenze

Empower-Citizens è un progetto europeo che mira al coinvolgimento attivo dei cittadini nella gestione delle emergenze: attraverso lo sviluppo di una procedura strutturata, il loro contributo viene integrato nei Piani di Protezione Civile per renderli più efficienti ed efficaci.

 

Imparare dalle emergenze

Il 24 agosto 2016, il Centro Italia fu scosso da un terremoto di magnitudo 6 che interessò Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Tra i comuni colpiti anche Castelraimondo (Macerata) che riportò ingenti danni strutturali con oltre un migliaio di sfollati. Un’esperienza traumatica, ma anche preziosa se osservata dal punto di vista della preparazione alle emergenze: ciò che è accaduto, errori compresi, può diventare una lezione per il futuro. E le prime voci da ascoltare sono proprio quelle dei cittadini.

Castelraimondo è oggi tra i partner del progetto Empower-Citizens che nasce con l’obiettivo di coinvolgere in modo strutturato i cittadini nella gestione delle emergenze, raccogliendo e organizzando sistematicamente esperienze, osservazioni e proposte da mettere a disposizione di chi opera sul territorio: autorità locali e protezione civile.

“L’idea alla base del progetto nasce dalla consapevolezza che i cittadini sono spesso i primi a trovarsi sul luogo di un’emergenza”, spiega Sonia Matera, consulente specializzata in gestione del rischio di disastri e resilienza climatica in Deep Blue. “Hanno una conoscenza diretta del territorio e delle sue vulnerabilità, e le loro osservazioni possono essere cruciali per le autorità. Tuttavia, le fasi di analisi e riflessione post-evento coinvolgono ancora prevalentemente istituzioni e organizzazioni, escludendo chi, pur avendo un ruolo fondamentale, non viene sistematicamente incluso nei processi di condivisione”, prosegue.

“Sono numerosi i casi in cui i cittadini hanno svolto un ruolo centrale durante le emergenze, salvando vite e aiutando le persone più vulnerabili grazie alla conoscenza dei luoghi e delle comunità – aggiunge Erica Vannucci, consulente in Deep Blue ed esperta in Human-Centered Design e Human Factors – autorità e protezione civile potrebbero trarre grande beneficio da questo contributo ‘partecipativo’, rendendo le operazioni più efficienti ed efficaci”.

Da qui l’esigenza di organizzare e sistematizzare il coinvolgimento dei cittadini anche a livello ufficiale. È in questo contesto che nasce CLIPP – Citizen & Authority Learning and Improving Preparedness Plans, la procedura operativa sviluppata nell’ambito del progetto.

 

CLIPP: la procedura operativa per la gestione delle emergenze

CLIPP si articola in cinque passaggi:

  1. identificazione degli attori locali da coinvolgere, per esempio medici di base o persone con un ruolo di riferimento nella comunità, e analisi dei rischi, del contesto sociale, geografico e politico;
  2. raccolta delle opinioni, attraverso eventi pubblici o la partecipazione a iniziative già esistenti;
  3. classificazione e analisi delle informazioni raccolte per individuare temi ricorrenti o punti di vista divergenti;
  4. revisione del Piano di protezione civile, utilizzando i contributi emersi per aggiornare piani di allerta, procedure di evacuazione e altri elementi chiave;
  5. restituzione ai cittadini, da parte delle autorità, di un feedback relativo al loro contributo – come è stato utilizzato, cosa è stato implementato, cosa no e per quali ragioni.

 

“Si tratta di una procedura pensata per facilitare il lavoro delle autorità e della protezione civile – precisa Matera – non richiede di inventare nuovi strumenti, ma di applicare cinque passaggi ben articolati, supportati da esempi, suggerimenti e materiali operativi”.

Deep Blue, coordinatore del progetto, pubblicherà a breve una prima versione delle linee guida. “Ci sarà un primo test della procedura tra marzo e settembre – prosegue Vannucci – l’obiettivo è arrivare alla pubblicazione della versione finale al termine del progetto, a gennaio 2027, per poi renderla disponibile a tutte le autorità interessate”. Empower-Citizens non resta infatti sul piano teorico: la procedura sarà testata in due casi studio concreti: il comune di Castelraimondo e la contea di Innlandet, nella Norvegia centrale, colpita dalla tempesta Hans nel 2023.

 

Un approccio innovativo e scalabile

L’approccio di Empower-Citizens, che mette al centro il coinvolgimento attivo dei cittadini nella preparazione e gestione delle emergenze, si inserisce pienamente nel quadro della cosiddetta democrazia partecipativa. Sebbene i casi studio siano realtà locali, la procedura è pensata per essere scalabile: dai piccoli comuni alle grandi città — magari partendo dai quartieri — fino a regioni e Stati, con un approccio mirato, costruito in base ai principali rischi da prevenire e gestire.

La composizione del consorzio riflette questa visione multilivello. “Per essere approvato, il progetto ha richiesto il supporto della protezione civile di tre paesi: Italia, Norvegia e Romania – spiega Matera – in particolare, il Ministero degli Affari Interni rumeno, che rappresenta la protezione civile a livello nazionale, avrà il compito di contribuire alla diffusione e all’adattamento della procedura su scala nazionale”.

 

Il progetto Empower-Citizens nel contesto europeo

Non è la prima volta che Deep Blue partecipa a progetti dedicati alla prevenzione e gestione delle emergenze: lo ha fatto, e continua a farlo, con ENGAGE , SYNERGIES  e RESILIAGE. In questo caso, tuttavia, l’iniziativa si inserisce in un quadro europeo diverso dai consueti programmi di finanziamento, distinguendosi per un approccio fortemente operativo — non a caso, la durata del progetto è più contenuta.

“Empower-Citizens rientra nella Preparedness Strategy dell’Unione europea che mira a rafforzare la preparazione alle emergenze attraverso il coinvolgimento coordinato di cittadini e autorità – conclude Vannucci – in particolare, si collega al concetto di Whole of Society, secondo cui la gestione delle emergenze non è responsabilità esclusiva delle istituzioni, ma dell’intera società”.

 

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