Prevenzione e preparazione alla gestione delle emergenze e dei disastri, fondamentale la collaborazione tra autorità, first responders e cittadini. Esistono strategie e strumenti per realizzarla, il progetto SYNERGIES coordinato da Deep Blue lavorerà per renderle operative.
Intervenendo sulla questione dello sciame sismico che sta interessando i Campi Flegrei, il Ministro per la Protezione civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, ha detto che “bisogna essere pronti a ogni evenienza”. Ma per essere pronti occorre prepararsi. Perché questo è il punto: le emergenze non devono essere affrontate nel momento in cui accadono, ci vuole un piano. Bisogna sostituire a una logica dell’emergenza una vera e propria cultura della prevenzione e della preparazione alla gestione di eventi e calamità naturali. In uno scenario di crisi climatica, poi, in cui ci si aspetta un aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi, il cambio di paradigma diviene ancora più necessario.
Il progetto SYNERGIES per la gestione delle emergenze
Una cultura della prevenzione e preparazione non si improvvisa. Si costruisce coinvolgendo i diversi attori della società, ognuno con ruoli, possibilità, necessità differenti. Per farlo servono applicazione e risorse come quelle che l’Europa sta investendo in una serie di progetti mirati, appunto, a definire e quindi ottimizzare le azioni e gli strumenti necessari a preparare autorità, organizzazioni e cittadini alla gestione delle catastrofi. SYNERGIES è uno di questi. Coordinato da Deep Blue, ha una durata triennale (terminerà a novembre 2026) ed è finanziato nell’ambito di HORIZON, Programma quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione. Il suo obiettivo è implementare, portandole a un livello di maturità più alto, soluzioni già ideate da progetti precedenti.
“Sono sei i progetti a cui SYNERGIES fa riferimento – spiega Alessia Golfetti, a capo dell’Area Secure Societies in Deep Blue – noi siamo stati direttamente coinvolti solo in due di questi, IMPACT ed ENGAGE (di quest’ultimo avevamo parlato qui, ndr.), ma nel consorzio ci sono rappresentanti di tutti i progetti, così da poter dare continuità all’azione di ricerca e permetterci di capitalizzare i risultati già ottenuti”. Proprio partendo da questi risultati e dalle evidenze della letteratura di riferimento sulla materia, SYNERGIES ha individuato alcuni bisogni specifici, ovvero obiettivi da raggiungere. “Ciascuno mira a migliorare la capacità di autorità locali, first responders (protezione civile, vigili del fuoco, ecc.) e cittadini di prendere e comunicare decisioni informate, cosicché ognuno possa contribuire alla gestione dei disastri in maniera attiva – prosegue Golfetti – una cultura della prevenzione e preparazione, infatti, poggia sul coinvolgimento e sulla collaborazione dei diversi attori sociali”.
Preparazione, formazione, comunicazione e organizzazione
Per aiutare autorità e first responders a preparare la gestione di una crisi, per esempio, il consorzio ha in mente di sviluppare un “atlante” che racchiuda materiali e buone pratiche apprese da progetti passati e casi studio, profilato secondo i reali bisogni di chi lo dovrà utilizzare. “Un altro obiettivo è strutturare un percorso di formazione rivolto a leader delle comunità, operatori sociali, first responders e insegnanti, che fornisca loro le chiavi e gli strumenti per promuovere una cultura della preparazione attraverso il coinvolgimento dei cittadini”, dice Golfetti.
Riguardo a quest’ultimo aspetto, un altro focus del progetto è proprio il voler migliorare la comunicazione di autorità e first responders con i cittadini nella fase di prevenzione, in modo da organizzarla e farla funzionare al meglio. Anche in questo caso si sta ragionando sulla possibilità di sviluppare una piattaforma, una repository di strumenti e strategie di comunicazione innovativi ed efficaci per condividere informazioni coi cittadini e renderli partecipi nella fase di preparazione, soprattutto le categorie più vulnerabili agli effetti di un possibile disastro.
“Infine c’è la gestione dei volontari spontanei, non inquadrati all’interno di organizzazioni – sottolinea Golfetti – dalla letteratura e dai risultati passati sappiamo che sono una risorsa importante nell’emergenza ma mancano procedure strutturate per coinvolgerli in fase di preparazione. Se succede qualcosa vengono chiamati al momento ma non sono azioni armonizzate e quindi il loro intervento perde efficacia”. L’obiettivo è invece integrare il ruolo di questi volontari all’interno dei piani di gestione delle emergenze, quindi già a un livello di prevenzione.
I casi studio del progetto SYNERGIES
Sono tre i casi studio del progetto in cui, in base alle necessità individuate a priori attraverso il confronto con attori locali, saranno testate le soluzioni maturate dal progetto. Ognuno è dedicato a una specifica situazione di crisi: nell’isola de La Réunion, nell’Oceano Indiano, si gestirà il rischio cicloni in un contesto di cambiamenti climatici e popolazione in rapida crescita; a Malta, lo spostamento di residenti, migranti e soggetti vulnerabili in seguito a un terremoto; a Rotterdam, il rischio inondazioni causate da esondazioni di fiumi o tempeste di mare. “Uno dei valori aggiunti del progetto – spiega Sonia Matera, esperta di Disaster Risk Management and Climate Resilience in Deep Blue – è che il consorzio si avvale della collaborazione sia di un advisory board, cioè rappresentanti di centri di ricerca, università, first responders, autorità locali e PMI che ci aiuteranno nel definire i requisiti delle soluzioni proposte e nell’analisi dei risultati, sia di organizzazioni locali che hanno deciso di supportarci nella fase di test e sono a disposizione per restituirci un feedback sulle azioni che intraprenderemo”.
Anche nella gestione delle emergenze, la parola d’ordine è sostenibilità
Il coinvolgimento di una rete di esperti e di chi è in prima linea nella gestione delle emergenze è anche un’assicurazione di “sostenibilità” delle soluzioni e degli strumenti individuati. Sostenibilità che non va intesa unicamente come rapporto tra costi e benefici, bensì anche come garanzia di effettiva applicazione. “Spesso succede che i risultati (tecnologie, strumenti, processi, prodotti) dei cosiddetti progetti di innovazione com’è appunto SYNERGIES restino sulla carta – dice Matera – il contributo dell’advisory board e soprattutto delle organizzazioni locali ci confermerà che le soluzioni individuate saranno efficaci e quindi utilizzabili”.
Riguardo a questo tema c’è un altro punto importante. Assieme al sister-project B-PREPARED, che sviluppa giochi virtuali per “allenare” alla gestione dei disastri, SYNERGIES fa parte di The Societal Resilience Cluster, un gruppo di progetti europei dedicati alla ricerca su vari aspetti legati alla resilienza delle società a crisi e catastrofi. “Proprio con l’obiettivo di avere un impatto più ampio e sostenibile, i consorzi dei vari progetti del cluster condividono idee, risultati e progressi – conclude Matera – creano sinergie, una parola ricorrente quando si parla di gestione del rischio nelle società, per rendere i risultati delle singole azioni di ricerca più ‘robusti’ e sufficientemente maturi da poter davvero fare la differenza in un contesto di preparazione e gestione delle crisi”.