Automazione avanzata e Intelligenza Artificiale (IA) stanno trasformando profondamente il settore dell’aviazione: funzioni e responsabilità degli operatori cambieranno, spostandosi progressivamente su compiti di supervisione, interpretazione del contesto operativo e gestione delle emergenze. Di conseguenza, cambierà la formazione, sempre più orientata alla partnership con sistemi di IA, analisi critica delle soluzioni prodotte dagli algoritmi, consapevolezza situazionale, capacità decisionale in team ibridi, self-awareness.
Aviazione e tecnologia: rischiamo di diventare “obsoleti”?
«Gli uomini sono diventati strumenti dei loro strumenti», scriveva Henry David Thoreau nel suo libro manifesto Walden, ovvero Vita nei boschi. Rilette oggi, quelle parole suonano profetiche. La tecnologia ha trasformato profondamente il nostro modo di vivere e lavorare, alimentando un timore sempre più diffuso: che gli strumenti digitali possano, nel tempo, renderci superflui. In un settore altamente tecnologico come l’aviazione, dove cresce la diffusione di automazione avanzata e sistemi di IA, non è pensabile che le macchine possano sostituire l’essere umano. Ma è chiaro che l’introduzione di nuovi strumenti digitali richiederà un cambiamento radicale nelle competenze e nei percorsi di formazione degli operatori. L’identità della futura forza lavoro del settore, insomma, è destinata a cambiare profondamente.
L’aviazione nell’era dell’IA
L’innovazione tecnologica è motore dell’aviazione. Alcuni studi di mercato suggeriscono che il valore globale dell’IA nel settore aeronautico potrebbe superare i 36 miliardi di dollari entro il 2035, coprendo applicazioni che spaziano dalla manutenzione predittiva ai sistemi di ottimizzazione delle rotte, di automazione dei processi aeroportuali, di assistenza a piloti e controllori. La velocità con cui avanza l’innovazione rende però sempre più urgente riflettere sulle ricadute lavorative nel dominio.
A riguardo, gli esperti hanno immaginato possibili scenari nel breve e lungo termine. Nei prossimi anni prevedono che l’autonomia dei sistemi di IA resterà limitata: affiancheranno gli operatori nell’analisi dei dati, nell’individuazione delle soluzioni più efficienti e nella gestione di attività ripetitive o altamente standardizzate. La responsabilità finale delle decisioni operative continuerà comunque a restare nelle mani dell’essere umano. Ma lo scenario è destinato a evolvere rapidamente.
Tra il 2030 e il 2040, si annuncia una crescente integrazione tra operatori e sistemi intelligenti: un’IA sempre più coinvolta nella gestione dei processi operativi e nel supporto alle decisioni più complesse ridisegnerà progressivamente l’equilibrio tra capacità umane e delle macchine. Nel lungo periodo, con lo sviluppo di sistemi ancora più sofisticati, molte più operazioni di routine potrebbero essere gestite in modo autonomo da sistemi intelligenti. «In questo scenario, il ruolo degli operatori umani tenderà a spostarsi sempre più verso funzioni di supervisione, controllo e gestione delle situazioni critiche – spiega Vanessa Arrigoni, a capo dell’Area Training di Deep Blue – e sarà proprio nelle anomalie, nelle emergenze e nelle decisioni che richiedono esperienza, intuizione e capacità di interpretare il contesto, che la presenza umana continuerà a rappresentare un elemento insostituibile in ogni settore dell’aviazione».
Cambia il lavoro, cambiano i profili professionali
La prima importante automazione in volo fu l’introduzione del pilota automatico agli inizi del Novecento. La prossima sarà molto probabilmente l’ingresso nel cockpit di assistenti digitali intelligenti che supporteranno i piloti nelle diverse fasi del volo: dall’ottimizzazione delle rotte per ridurre il consumo di carburante e l’impatto ambientale dei voli al monitoraggio dei sistemi di bordo per prevenire guasti, fino al suggerimento di soluzioni per problemi. In situazioni di emergenza, questi sistemi potranno offrire un supporto decisionale rapido e in tempo reale basato sull’analisi di grandi quantità di dati, dai modelli meteorologici ai parametri tecnici degli aeromobili. “In passato, le decisioni operative venivano prese analizzando direttamente i parametri di sistema – osserva Alessia Golfetti, a capo dell’Area Secure Societies di Deep Blue – in futuro gli operatori lavoreranno sempre di più con sistemi intelligenti capaci di elaborare un’enorme mole di dati e proporre automaticamente soluzioni o alternative operative. Dovranno quindi saper valutare criticamente queste analisi e validare le decisioni suggerite dagli algoritmi”.
Vale per i piloti quanto per chi opera nel controllo del traffico aereo, altro settore interessato da crescenti livelli di automazione e in cui le tecnologie intelligenti saranno sempre più presenti. Si pensi solo alle torri remote, da cui i controllori già monitorano a distanza le operazioni di volo di più aeroporti contemporaneamente, e che evolveranno verso realtà più complesse, supportate da sistemi digitali sempre più avanzati, comportando nuove modalità di supervisione del traffico aereo. «La competenza chiave sarà la capacità di comprendere il funzionamento dei sistemi automatizzati, individuare eventuali errori e intervenire in modo efficace nelle situazioni critiche – prosegue Golfetti – questo non significa che i controllori dovranno diventare programmatori, ma che dovranno imparare a lavorare in sinergia con sistemi di IA e automazione, mantenendo al contempo giudizio critico e una capacità decisionale rapida nelle situazioni complesse».
Il modo di lavorare sarà quindi profondamente diverso: cambieranno le azioni operative, il tipo di ragionamento richiesto e le modalità di interazione sempre più ibride. «Ciò potrebbe rendere alcune professioni meno attrattive per determinati profili, aprendo un altro tema legato alla selezione del personale», osserva Arrigoni. Pensiamo, per esempio, allo scenario delle single pilot operations, in cui un solo pilota opera a bordo dell’aeromobile. «Già oggi molti piloti, soprattutto sulle tratte a lungo raggio, raccontano di sperimentare un forte senso di isolamento dovuto ai lunghi periodi lontano da casa – prosegue Arrigoni – ridurre ulteriormente le interazioni sociali a bordo potrebbe aumentare questa pressione psicologica. Per questo sarà sempre più importante selezionare professionisti con una forte consapevolezza di sé e capacità di riconoscere segnali di stress, stanchezza o sovraccarico cognitivo». Il benessere psicologico degli operatori diventerà un fattore sempre più centrale per garantire la sicurezza del sistema nel suo complesso.
Verosimilmente, cambieranno le mansioni anche del personale di terra: attività come il check-in o alcune forme di assistenza ai passeggeri saranno progressivamente automatizzate, e diventeranno sempre più importanti competenze legate alla comunicazione, alla gestione delle relazioni e al supporto all’esperienza dei passeggeri. Un ulteriore fattore di trasformazione e complessità sarà l’integrazione dei droni nello spazio aereo. Lo sviluppo di infrastrutture digitali permetterà di integrare progressivamente questi sistemi nelle operazioni aeronautiche – un’integrazione non solo “fisica” ma pure dei sistemi di controllo, con conseguente revisione delle modalità di coordinamento e monitoraggio di traffici diversi – aprendo la strada a nuovi servizi: dal monitoraggio di infrastrutture critiche alle attività di sorveglianza e ispezione, fino alla consegna di merci.
Il ruolo di Deep Blue nella ricerca europea
Comprendere e anticipare le trasformazioni è una sfida strategica per il settore aeronautico. Deep Blue, società di ricerca e consulenza specializzata nell’analisi dei Fattori Umani in sistemi complessi, ha partecipato a molti progetti europei dedicati alla digitalizzazione e all’evoluzione delle competenze in aviazione. Tra questi il progetto HAIKU, finanziato nell’ambito del programma Horizon Europe, che ha esplorato lo sviluppo di assistenti intelligenti in diversi domini del settore. «Ancora prima, con i progetti Skillful e SkillUp, abbiamo analizzato il cambiamento dei ruoli professionali proprio per individuare le competenze richieste nei futuri scenari operativi – sottolinea Golfetti – ciò che è emerso chiaramente è che, accanto alle competenze tecniche tradizionali, diventeranno sempre più importanti capacità cognitive trasversali per lavorare in contesti sempre più automatizzati».
Tra le competenze emergenti figurano in particolare:
- collaborazione con sistemi di IA;
- capacità di analizzare criticamente le informazioni generate dagli algoritmi;
- consapevolezza situazionale in contesti operativi in cui l’IA gestisce parte delle operazioni, ovvero reattività operativa ogniqualvolta sia necessario;
- decision making sia collaborativo – in supporto ai sistemi di IA a vari livelli – sia autonomo nei casi in cui il contributo dell’IA non sia giudicato affidabile.
«Con l’aumento dell’automazione diventerà inoltre fondamentale lavorare su una maggiore consapevolezza del proprio stato psicofisico, la cosiddetta self evaluation, per riconoscere segnali di affaticamento e stress e i rischi associati come la perdita di attenzione che potrebbero compromettere la sicurezza operativa», aggiunge Arrigoni. Infine, gli operatori dovranno essere consapevoli di operare in un contesto caratterizzato da un’evoluzione tecnologica continua che richiede flessibilità, apertura al cambiamento e un costante aggiornamento delle competenze.
Formazione: come preparare la forza lavoro del futuro
Preparare la nuova generazione di professionisti dell’aviazione richiederà un ripensamento significativo dei modelli di formazione, in parte già in atto. Non si tratterà soltanto di insegnare l’utilizzo delle tecnologie, ma di sviluppare competenze cognitive e decisionali adeguate a un contesto in cui essere umano e macchina collaboreranno sempre più strettamente. Anche modelli consolidati come il Crew Resource Management (CRM) dovranno cambiare per includere nuove modalità di interazione con assistenti basati su IA.
In questo ambito, Deep Blue ha sviluppato diversi programmi di formazione, tra cui:
- corsi su Human Factors e safety nei sistemi complessi;
- programmi di Crew Resource Management e lavoro in team;
- training sulla performance umana e il decision making;
- corsi sulla gestione dello stress e della fatica;
- formazione sulla salute mentale negli ambienti operativi;
- programmi di comunicazione efficace;
- percorsi dedicati alla comprensione e all’utilizzo dell’IA.
Il fattore umano resta centrale
Se è vero che la capacità di elaborazione delle macchine è superiore a quella umana, è altrettanto vero che gli esseri umani restano insostituibili nella gestione della complessità. Intelligenza emotiva, capacità di interpretare contesti ambigui, gestione delle crisi e valutazioni etiche sono dimensioni che difficilmente possono essere replicate da un sistema artificiale. In situazioni di emergenza, per esempio, gli esseri umani sono spesso più capaci di interpretare fattori psicologici e comportamentali che un algoritmo potrebbe non considerare. La sicurezza — principio fondamentale dell’aviazione — continuerà quindi a dipendere in larga misura dalla capacità degli esseri umani di comprendere e gestire il sistema nel suo complesso, quindi la tecnologia in sinergia con gli operatori. «Il futuro dell’aviazione non dipenderà né dagli esseri umani né dalle macchine, ma dalla qualità della collaborazione tra i due: in questo equilibrio tra tecnologia e competenze umane si giocherà la sicurezza e l’efficienza del sistema aeronautico dei prossimi decenni. È per questo che in Deep Blue promuoviamo un approccio basato sullo sviluppo parallelo tra le due componenti – conclude Arrigoni – nella pratica ciò significa progettare il design dei sistemi tecnologici attorno agli operatori, definendo a priori i requisiti della collaborazione e le modalità più efficaci per realizzarla secondo un approccio human-centered».