Nel Socio-Economic Impact Assessment (SEIA) framework sviluppato da Deep Blue, lo strumento di valutazione degli impatti socio-economici evolve a vera e propria guida progettuale: integra impatti sociali, economici e ambientali lungo tutto il ciclo dell’innovazione, coinvolgendo stakeholder e orientando decisioni più sostenibili nel tempo.
Il SEIA per un’innovazione sostenibile
Innovare non basta: l’innovazione è fine a sé stessa se non produce benefici reali per le persone, l’economia, l’ambiente. Per misurarli esiste il SEIA: Socio-Economic Impact Assessment. Lo strumento nasce nell’ambito della cooperazione internazionale e delle politiche pubbliche per rispondere a un’esigenza molto concreta: valutare gli effetti dei progetti finanziati sui territori e sulle comunità. Ma nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, oggi il SEIA sta entrando anche nel mondo dell’innovazione tecnologica. Non a caso, l’Europa ha iniziato – più o meno esplicitamente – a richiedere questo tipo di valutazione nei progetti finanziati attraverso i suoi programmi di ricerca e sviluppo.
Tecnicamente, il SEIA è una metodologia che analizza gli effetti di un progetto su tre dimensioni principali:
- Sociale: inclusione, comportamenti, benessere
- Economica: sistema produttivo, investimenti, occupazione
- Ambientale: risorse naturali, emissioni, biodiversità.
“È uno strumento multidimensionale che aiuta a calare l’innovazione nelle realtà in cui vuole affermarsi – spiega la sociologa Mara Marzella, consulente senior in Deep Blue – tradizionalmente la valutazione viene fatta ex post, confrontando la situazione iniziale con quella finale per capire se le azioni intraprese e i risultati raggiunti hanno generato effetti positivi”. Così concepito e applicato, però, il SEIA resta uno strumento “statico”, limitato alla sola valutazione.
E se diventasse parte integrante del processo di ricerca?
Il framework SEIA di Deep Blue
Trasformare la valutazione degli impatti in una “bussola” progettuale è la strada intrapresa da Deep Blue. L’azienda ha sviluppato una propria metodologia SEIA che sta già applicando in alcuni dei suoi progetti, principalmente in ambito energetico. “Così come lo abbiamo pensato e sviluppato, il ‘nostro’ SEIA accompagna il progetto in tutte le sue fasi attraverso un dialogo costante con gli stakeholder: non solo i partner, ma anche i beneficiari, cioè chi subisce gli effetti di un progetto pur non partecipandovi direttamente – continua Marzella – in questo modo orienta le attività verso gli impatti desiderati, correggendole in corso d’opera per mitigare criticità e massimizzare i benefici. Allo stesso tempo, questo processo condiviso genera conoscenza e consapevolezza, permettendo di comprendere meglio il contesto e i trend già nell’immediato”.
È un cambio di paradigma importante: non si lavora più confidando che l’impatto positivo accada ma lo si progetta, costruisce, monitora e valuta adottando un procedimento più dinamico e flessibile. E a misura delle persone. “L’elemento chiave è proprio l’identificazione condivisa degli indicatori di interesse. Sono gli stakeholder a definirli fin dall’inizio: indicano quali impatti vogliono osservare, su quali dimensioni socio-economiche concentrarsi e, di conseguenza, quali aspetti monitorare lungo il progetto. È proprio questa impostazione a rendere il framework particolarmente interessante: il SEIA si adatta ai bisogni di analisi di chi è coinvolto”, sottolinea Rebecca Hueting, Lead Consultant in Deep Blue.
Nel progetto REFORMERS che lavora a modelli innovativi di valli energetiche in ambiti di industria leggera e poli tecnologici, di cui Deep Blue è partner, il nuovo framework si sta rivelando particolarmente utile per integrare dati tecnici e socio-economici. “In REFORMERS ci muoviamo su un terreno relativamente nuovo, che nemmeno gli stakeholder conoscono bene – spiega Hueting – gli obiettivi sono chiari, ma non lo è altrettanto come si svilupperanno né quali conseguenze porteranno nel tempo. Coinvolgere comunità locali, partner tecnici e attori regionali aiuta a definire gli sviluppi futuri e quindi orientare la progettazione dei sistemi energetici, per soluzioni che non siano solo efficienti ma anche accettabili e inclusive”.
L’approccio combina quindi competenze tecniche e scienze sociali a cui spetta analisi e approfondimento del contesto in cui l’innovazione deve essere calata. “Altrimenti rischia di essere perfetta sulla carta, perché tecnicamente funziona ed è efficace, ma non utilizzabile perché magari accentua disuguaglianze, non produce risparmi o non riduce l’inquinamento quanto sperato. L’approccio interdisciplinare del SEIA, quando accompagna tutte le fasi progettuali, aiuta proprio a rendere l’innovazione sostenibile e quindi concreta”, aggiunge Hueting.
Inoltre, quanto più il processo è condiviso e radicato nel contesto – coinvolgendo gli stakeholder, creando conoscenza e trasferendo competenze – tanto più è probabile che i benefici siano duraturi. “Una delle sfide che si affrontano nel ‘progettare’ l’innovazione è proprio misurarne l’impatto nel lungo periodo– dice Marzella – non basta guardare a ciò che accade nei 3-5 anni di durata di un progetto, il punto è capire quanto quell’azione sarà sostenibile e quale valore continuerà a generare nel futuro. Questo implica lavorare su proiezioni, tanto più credibili quanto più il processo è partecipato”.
Il SEIA come strumento politico
In questa prospettiva, il SEIA non serve solo a misurare, ma a rafforzare la sostenibilità nel tempo. Permette di intercettare e correggere eventuali effetti negativi mentre il progetto è ancora in corso, costruendo al contempo evidenze utili per orientare decisioni future. Il risultato è duplice: da un lato si ottiene una visione più completa dell’evoluzione progettuale, dall’altro si producono indicazioni concrete per il policy making. “In fin dei conti, il SEIA è anche uno strumento politico: sposta l’attenzione su cosa significa investire bene, non solo in termini economici ma di responsabilità e impatto reale, soprattutto quando si utilizzano risorse pubbliche”, sottolinea Marzella.
Questo approccio si intreccia con il concetto di agency, ovvero la capacità delle persone di incidere sui processi. Anche soggetti spesso marginali – comunità locali, utenti finali, categorie meno rappresentate – vengono coinvolti attivamente. Non si tratta solo di chiedersi “quale impatto vogliamo avere?”, ma anche “cosa stiamo trascurando?”. “È un lavoro che richiede immaginazione oltre che analisi, perché gli effetti più rilevanti sono spesso i meno evidenti ed emergono solo attraverso un confronto continuo”, prosegue Marzella.
Un esempio arriva dal progetto Di-Hydro, a cui Deep Blue partecipa, dedicato alla modernizzazione del settore idroelettrico europeo, ancora basato su infrastrutture in gran parte obsolete: circa il 70% degli impianti ha più di 40 anni. Il progetto sta sviluppando soluzioni tecnologiche avanzate, tra cui sistemi di monitoraggio basati su Intelligenza Artificiale per gestire i flussi d’acqua e migliorare l’efficienza. Ma l’innovazione non è solo tecnica. “Una componente centrale riguarda gli effetti ambientali e sociali: qualità dell’acqua, biodiversità, presenza di agenti inquinanti come l’Escherichia coli – spiega Lorenzo Cane, consulente in Deep Blue – il problema è che questi benefici non sono sempre immediatamente visibili o facilmente quantificabili, soprattutto in un settore abituato a logiche di breve periodo”.
Ed è qui che il SEIA interviene: affianca all’analisi economica una valutazione più ampia degli effetti nel tempo, includendo scenari futuri e “moltiplicatori” di impatto. “Questo permette di andare oltre il ritorno economico immediato – continua Cane – per esempio, svuotare un bacino in estate può essere tecnicamente conveniente, ma avere effetti negativi sul turismo locale. Il SEIA rende visibili anche queste ricadute, spesso trascurate perché difficili da individuare con un’analisi puramente tecnica”. Ecco un altro punto di forza del framework: la capacità di integrare dati quantitativi e qualitativi e di adattarsi a interlocutori diversi.
Non solo numeri: la dimensione qualitativa del framework SEIA
Il framework sviluppato da Deep Blue evita che la valutazione degli impatti si riduca a una dimensione puramente quantitativa. “Guardare solo ai numeri (quanto si investe, quanto si ottiene in ritorno) rischia di restituire un quadro incompleto – osserva Hueting – per questo manteniamo centrale anche la dimensione qualitativa, facendo emergere aspetti che difficilmente possono essere catturati da indicatori statistici: bisogni e valori, disuguaglianze, effetti indiretti o apparentemente secondari. Il coinvolgimento diretto degli stakeholder, fin dalle prime fasi, serve proprio a questo: far emergere punti di vista diversi, anche conflittuali, e dare visibilità a impatti che altrimenti resterebbero invisibili”.
Ma i dati restano fondamentali, soprattutto per orientare investimenti e processi decisionali. La peculiarità del SEIA di Deep Blue è però quella di inserirli in una prospettiva più ampia che non si limita agli obiettivi specifici di progetto. Tra gli strumenti più operativi del framework c’è infatti il cosiddetto ritorno sociale dell’investimento, che prova a tradurre gli effetti in valore economico. “Non è una misura perfetta, ma aiuta a rendere più tangibili i benefici, specialmente quelli per la collettività: per esempio, una riduzione delle emissioni può tradursi in minori costi sanitari o in un miglioramento della qualità della vita”, conclude Hueting. Questa lettura consente non solo di valutare meglio i progetti, ma anche di rafforzarne la legittimità, offrendo a istituzioni e stakeholder elementi concreti per orientare decisioni future e investimenti sul territorio.