Nel progetto di ricerca europeo AEROPLANE, Deep Blue ha analizzato l’impatto delle ondate di calore sulle operazioni di decollo, affrontando uno degli effetti più critici del cambiamento climatico sull’aviazione. L’aumento delle temperature rende l’aria più calda e rarefatta, riducendo la spinta aerodinamica e la performance dei velivoli nella fase iniziale del decollo, con conseguenze operative dirette sulle distanze di rullaggio, sui carichi utili e sulla sicurezza delle operazioni.
Per un tipico Airbus A320, il modello a corto-medio raggio più diffuso al mondo, l’aumento della temperatura comporta un incremento significativo delle distanze di decollo: in media circa 100 metri di rullaggio aggiuntivi ogni 10°C. Considerando che un A320 a pieno carico, in condizioni standard, richiede circa 2.300 metri di pista, e che in Europa circa un quarto degli aeroporti dispone di piste inferiori ai 2.500 metri, le condizioni estive sempre più frequenti (35°C o più) – soprattutto nell’area mediterranea – impongono restrizioni operative e di carico per garantire la sicurezza del decollo.
Questo scenario è particolarmente critico negli aeroporti situati in aree turistiche e insulari, caratterizzati da picchi di traffico nei periodi più caldi e da vincoli geografici strutturali che rendono impraticabili soluzioni infrastrutturali, come l’allungamento delle piste.
All’interno del progetto è stato sviluppato un modello decisionale capace di integrare dati climatici e operativi per supportare scelte adattive, suggerendo configurazioni di decollo più sicure e procedure coerenti con le condizioni ambientali.
In questi scenari, l’adattamento non può essere strutturale, ma deve diventare operativo e decisionale. Questo use case mostra come l’approccio di Deep Blue consenta di trasformare dati climatici complessi in strumenti concreti per il decision-making aeroportuale, costruendo strategie di adattamento realistiche, fondate su evidenze e compatibili con i limiti fisici e infrastrutturali degli aeroporti.