Dal progetto europeo AEROPLANE ai servizi di consulenza per aeroporti e compagnie aeree: Deep Blue trasforma l’analisi dei dati sul clima in strumenti concreti per aiutare il settore aviation ad affrontare i rischi climatici ed essere più sostenibile in adempimento ai nuovi obblighi normativi.
Clima e aviazione, un legame a doppio senso
In un aeroporto, una giornata d’estate più calda della media può costringere un aereo ad allungare la corsa di decollo; comportare un aumento dei consumi energetici di un terminal; rendere un turno di lavoro sul piazzale più faticoso e rischioso. Non è uno scenario futuristico: è il presente con cui il settore dell’aviazione sta già imparando a fare i conti.
Clima e aviazione sono legati da un doppio filo rosso. L’industria aeronautica ha un impatto sul clima ma si sta impegnando a ridurre le emissioni climalteranti; allo stesso tempo, deve confrontarsi con l’aumento delle temperature e l’intensificarsi di eventi meteorologici estremi che stanno costringendo aeroporti, compagnie aeree e operatori del traffico a interrogarsi su come adattare infrastrutture, operazioni e gestione del personale alle nuove pressioni.
È in questo spazio – tra dati climatici, operazioni quotidiane e decisioni strategiche – che si muove Deep Blue, trasformando l’analisi del clima in uno strumento operativo per aeroporti e compagnie aeree. Lo fa partendo dall’esperienza maturata in progetti europei come AEROPLANE, un’iniziativa del SESAR Joint Undertaking per un’aviazione più sostenibile e resiliente.
AEROPLANE, sostenibilità e resilienza del settore aeronautico
“Il progetto si è mosso su due binari – spiega Carlo Abate, fisico a capo dell’area Ambiente & Energia in Deep Blue nonché coordinatore di AEROPLANE – da una parte sviluppo e adozione di strategie di mitigazione per ridurre le emissioni di gas climalteranti in volo e negli aeroporti; dall’altro l’adattamento delle infrastrutture e delle operazioni agli effetti del clima che cambia”. Siamo, in quest’ultimo caso, nell’ambito dei cosiddetti servizi climatici: strumenti che trasformano dati sul clima – attuali e proiezioni future – in un supporto pratico per prendere decisioni operative. Si tratta, insomma, di anticipare gli impatti del clima e capire quali risposte mettere in atto.
“Per chi gestisce operazioni complesse come quelle aeroportuali, sapere che nei prossimi decenni le temperature aumenteranno di alcuni gradi in una determinata regione è utile fino a un certo punto – prosegue Abate – serve conoscere cosa comporterà concretamente questo cambiamento e come agire. I servizi climatici provano a rispondere a queste necessità: identificano i rischi prioritari, ne valutano l’evoluzione e costruiscono strategie per ridurne l’impatto”.
Uno dei casi studio di AEROPLANE ha riguardato proprio l’analisi degli impatti dell’aumento delle temperature sulle prestazioni di decollo e sulla distribuzione del rumore negli aeroporti proponendo misure di adattamento. “Temperature più elevate riducono l’efficienza degli aeromobili e aumentano la distanza necessaria per il decollo. In aeroporti con piste corte o vincoli geografici come isole o aree densamente urbanizzate ciò potrebbe rendere necessario limitare il carico dell’aereo, ridurre il numero di passeggeri o modificare la programmazione dei voli”, spiega il coordinatore. Ma le ondate di calore – e altri eventi estremi – non sono solo un problema degli aerei, riguardano tutto l’ecosistema aeroportuale. Le elevate temperature, infatti, possono mettere sotto pressione i sistemi di raffreddamento dei terminal, aumentare il consumo energetico degli aeroporti, deteriorare le infrastrutture, aumentare il rischio di incendi e la frequenza di manutenzioni e riparazioni, complicare la gestione del personale che lavora sulle piste e nei piazzali.
Il clima condiziona le attività aeroportuali e le attività aeroportuali condizionano il clima. Un altro filone di ricerca del progetto AEROPLANE ha riguardato infatti le scie di condensazione degli aerei e il loro effetto sul riscaldamento atmosferico. “L’impatto climatico dell’aviazione non è solo CO2 – spiega Abate – le scie di condensazione, per esempio, influenzano la capacità delle nubi cirriformi di trattenere il calore e hanno quindi un effetto sul clima significativo anche se meno visibile. Abbiamo sviluppato un metodo per quantificarlo e tradurlo in equivalenti di CO2 e questo ci ha permesso di individuare rotte che riducono la formazione delle scie e quindi l’impatto climatico complessivo dei voli”.
Il toolkit di AEROPLANE
Il risultato del progetto è un toolkit che combina dati climatici e operativi per analizzare come diverse variabili climatiche influenzeranno le operazioni di volo nei prossimi decenni. “Il sistema consente, per esempio, di visualizzare scenari futuri relativi a diversi aeroporti europei e stimare come cambieranno indicatori operativi specifici: temperature medie e massime, durata delle ondate di calore, limiti operativi per specifici modelli di aeromobili, riduzioni di carico necessarie in determinate condizioni climatiche”, spiega Abate. Il toolkit è uno strumento di validazione metodologica: più che un prodotto commerciale, rappresenta la prova concreta di come i dati climatici possano essere tradotti in valutazioni operative e di rischio.
Soprattutto, è stato costruito adottando un approccio partecipato e partecipativo. “Nel confronto con stakeholder del settore (aeroporti, controllori del traffico aereo, compagnie aeree) è emerso che il bisogno principale è la capacità di interpretare i dati e trasformarli in decisioni operative e strategiche – sottolinea Abate – gli operatori non hanno bisogno solo di informazioni climatiche, ma di capire cosa farne”.

Dalla ricerca alla consulenza
L’esperienza maturata con AEROPLANE è diventata il punto di partenza per il passo successivo: trasformare la ricerca in un servizio di consulenza specificatamente dedicato al settore aeroportuale. Oggi Deep Blue lavora con aeroporti e operatori per valutare il rischio climatico e costruire strategie di adattamento. “Il cambiamento climatico non è più qualcosa che riguarderà il futuro: sta già modificando il funzionamento quotidiano del trasporto aereo – osserva Abate – non si tratta più solo di prevederlo, ma di gestirlo al meglio”. A rendere ancora più urgente questo tema ci sono il nuovo quadro normativo nazionale ed europeo. Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) e la direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) richiedono sempre più spesso alle organizzazioni di valutare il rischio climatico, documentarne gli impatti e sviluppare strategie di adattamento e monitoraggio.
Il servizio è costruito in modo modulare, così da adattarsi alle caratteristiche e alle esigenze del singolo aeroporto. Si parte dall’identificazione dei fenomeni climatici più critici per il contesto geografico specifico – alte temperature, precipitazioni estreme, vento, stress energetico – per poi analizzarne l’evoluzione attraverso dati storici e proiezioni climatiche future. A partire da queste informazioni, Deep Blue valuta l’impatto sulle operazioni e sulle infrastrutture aeroportuali: vulnerabilità delle piste, effetti sulle prestazioni di decollo, resilienza energetica dei terminal, impatti sul personale operativo e continuità dei servizi.
Ma il valore aggiunto, sottolinea Abate, è soprattutto nel metodo di lavoro. “Uno degli aspetti centrali è il coinvolgimento degli stakeholder aeroportuali: compagnie aeree, gestori, operatori di handling, enti di controllo. Il rischio climatico non riguarda mai un solo attore e le misure di adattamento devono essere condivise e coordinate”.
L’obiettivo è costruire un percorso decisionale comune, capace di trasformare i dati climatici in azioni concrete: pianificazione degli investimenti, revisione delle procedure operative, strategie di mitigazione del rischio e monitoraggio continuo dell’efficacia delle misure adottate. In questo senso, il risultato finale non è semplicemente un report tecnico, ma uno strumento di supporto decisionale che permette agli aeroporti di passare da una gestione reattiva delle emergenze climatiche a una gestione preventiva e strategica della resilienza.
Il caso dell’aeroporto di Bologna
Uno dei primi casi applicativi di questo approccio ha riguardato l’aeroporto di Bologna, con cui Deep Blue ha avviato una collaborazione sul tema dell’adattamento climatico. “In questo caso, l’interesse del gestore aeroportuale era legato soprattutto agli impatti operativi e infrastrutturali dell’aumento delle temperature: gestione energetica dei terminal, raffreddamento degli ambienti, resilienza delle infrastrutture informatiche, sicurezza del personale operativo esposto al calore e l’organizzazione delle attività nei piazzali”, spiega Abate. È sempre più evidente, infatti, che la crisi climatica non è solo un problema ambientale, ma anche una questione organizzativa, economica e gestionale che coinvolge contemporaneamente molte funzioni interne agli aeroporti.
Adattamento climatico degli aeroporti: un settore ancora poco presidiato
Se il tema della mitigazione delle emissioni nel settore aeronautico è oggi al centro di investimenti, regolamentazioni e attività di ricerca molto ampie, l’adattamento climatico rappresenta ancora un ambito relativamente nuovo. Una nicchia in cui Deep Blue si colloca grazie all’intersezione tra ricerca sui cambiamenti climatici, conoscenza del settore aviation e capacità di analisi operativa.
“In un contesto in cui le organizzazioni dovranno sempre più confrontarsi con obblighi normativi, valutazioni di rischio climatico e strategie di resilienza, trasformare la ricerca in strumenti concreti di supporto decisionale non è più soltanto un’opportunità: sta diventando una necessità – conclude Abate – grazie all’esperienza maturata in progetti europei come AEROPLANE (destinata a consolidarsi ulteriormente con nuovi progetti di ricerca attualmente in avvio) sappiamo come farlo, trasformando conoscenze e competenze specialistiche in servizi dedicati”.